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La nuova Roma del basket sfida l’Europa

Alessandro Fracassi/Edipress
Pubblicato il 29 settembre 2026, 20:00 (Aggiornato il 30 set 2026 alle 11:28)
Roma torna in Europa con due squadre e una domanda che pesa più del semplice esordio: quanto può valere oggi il basket della Capitale fuori dai confini italiani? (Qui la presentazione della LBA Serie A 2026/27) Maxima e BC Roma affrontano la EuroCup 2026/27 in due gruppi differenti, con roster e filosofie costruiti su strade opposte. La prima ha rilevato il titolo sportivo di Brescia, la seconda quello della Vanoli Cremona, portando nella Capitale due progetti che devono trasformare rapidamente una nuova identità in due squadre vere. Il contesto però non concede molto tempo: 32 squadre, quattro gironi da otto, quattordici partite di regular season e accesso ai playoff per le prime quattro di ciascun gruppo, con serie al meglio delle tre dagli ottavi. Profondità, adattamento e gestione dei possessi pesanti diventano così importanti quanto il talento individuale. Ed è proprio qui che le due romane possono imporsi da protagoniste: hanno caratteristiche diverse, ma entrambe possono costringere gli avversari a preparare partite meno convenzionali. Ecco come.

Fisicità ed esperienza: ambizione Maxima
La Maxima di Matteo Cotelli nasce attorno a un asse preciso: esperienza, fisicità e possibilità di cambiare struttura senza cambiare necessariamente gli interpreti. Il primo nome da cerchiare nel roster è quello di Miro Bilan. Il centro croato non è soltanto un riferimento interno: sa giocare spalle a canestro, leggere il raddoppio, servire i compagni e diventare un punto di riferimento nella costruzione a metà campo. Cotelli può così avere un appoggio offensivo anche quando il gioco perimetrale viene rallentato. Bilan, MVP della regular season LBA 2024/25 a Brescia, rappresenta anche un punto di continuità del progetto ereditato dalla società lombarda. Senza dimenticare John Brown III, giocatore meno legato al ruolo che alle funzioni: difesa, rimbalzi, anticipi, aiuti e presenza vicino al ferro. Con Bilan accanto, Cotelli dispone di una coppia interna capace di unire centimetri, mobilità e letture.
Il vero detonatore, però, è probabilmente Aaron Holiday, guardia statunitense con esperienza NBA e capacità di creare dal palleggio. Xavier Moon, Brynton Lemar e un gruppo di esterni nel quale trovano spazio anche Mirza Alibegovic e Carl Wheatle completano un roster ricco di ball-handler, tiratori e giocatori capaci di attaccare il ferro. La varietà può diventare una delle armi principali della Maxima. Non si tratta soltanto di giocare duro, ma di trasformare la fisicità in un basket moderno ed efficace: cambiare accoppiamenti, occupare linee di passaggio, mandare aiuti e proporre quintetti differenti. Resta però un dubbio: quanto rapidamente Cotelli riuscirà a trasformare la somma dei singoli profili in un sistema difensivo stabile. Contro squadre capaci di muovere rapidamente la palla (come il Napoli Basketball di Repeša, corsaro domenica al PalaEur alla prima giornata di Serie A) serviranno rotazioni puntuali e comunicazione costante. È una delle prime verifiche che l’EuroCup metterà davanti alla Maxima. Dentro il progetto c’è poi un elemento che va oltre il parquet. Il presidente Paul Matiasic ha coinvolto Francesco Totti, presenza pensata come collegamento con la città, con il pubblico e con la dimensione sociale dell’iniziativa. Un nome che appartiene alla storia sportiva di Roma e che può contribuire a dare enorme visibilità a un’idea di pallacanestro ricca di ambizione.

BC Roma, la palla passa dal perimetro
La BC Roma di Alessandro Magro presenta invece una struttura diversa. Se la Maxima cerca risposte nella fisicità e nel gioco interno, la BC nasce con una forte vocazione perimetrale. Il leader tecnico è senza dubbio Nico Mannion, chiamato a guidare il progetto capitolino sul parquet. Al suo fianco c’è Corey Davis, playmaker capace di condividere responsabilità nella gestione del pallone, mentre Gerald Ayayi ed Erik Stevenson completano un reparto esterni ricco di creatori e giocatori capaci di attaccare il close-out. Mannion ha bisogno di ritmo e campo aperto per esprimere la propria capacità di creare vantaggi; Davis può alleggerire il lavoro di regia e impedire che ogni possesso finisca nelle mani dello stesso giocatore. Le ali Artūrs Strautiņš, Paul Watson, Andrea Mezzanotte e Trentyn Flowers permettono inoltre di costruire quintetti con più tiro e mantenere pericolosità senza la palla nelle mani del playmaker.
Contro difese europee che tendono a togliere la prima opzione, sarà decisivo trasformare il primo vantaggio in un secondo. Ed è proprio la distribuzione dei possessi uno dei primi temi da osservare: il talento perimetrale offre più soluzioni, ma richiede gerarchie chiare e disponibilità a giocare senza palla. Sotto canestro i riferimenti cambiano ancora. Marko Simonović aggiunge centimetri e capacità di giocare anche lontano dal pitturato, Giovanni Emejuru energia e fisicità. Tre profili diversi che permettono a Magro di modificare il modo di stare in campo senza perdere identità. Il punto interrogativo sarà la tenuta difensiva collettiva dopo i 109 punti incassati al PalaVerde di Treviso all’esordio di Serie A. Aiuti, rotazioni, tagliafuori e comunicazione richiedono sincronismi che una squadra nuova deve costruire rapidamente. Il talento offensivo può compensare qualche passaggio a vuoto, ma arriveranno serate nelle quali servirà vincere anche partite a basso punteggio. Il progetto può contare inoltre su una rete di competenze importante: Donnie Nelson e Luka Doncic rappresentano uno dei legami internazionali più riconoscibili dell’operazione, mentre Valerio Bianchini e Sergio Scariolo portano esperienza di alto livello. Scariolo, in particolare, è coinvolto come Special Advisor per la strategia cestistica. A settembre il club ha inoltre allargato il proprio Advisory Board a Chris Mullin e Bryan Colangelo. La vera verifica sarà però la capacità di trasformare questa esperienza in organizzazione e continuità quando arriveranno le prime difficoltà.

L’EuroCup non concede tempo
La Maxima è inserita nel Gruppo B insieme a Venezia, Cluj-Napoca, Türk Telekom Ankara, Tenerife, Siauliai, London Lions e Francoforte. Il debutto europeo è in programma mercoledì 30 settembre contro i rumeni del Cluj fino al derby con Venezia, il 21 ottobre. Le prime settimane serviranno a capire quanto rapidamente la squadra riuscirà a rendere concrete le proprie caratteristiche. La chiave sarà evitare passi falsi nelle partite alla portata e sfruttare l’esperienza dei propri uomini nei momenti decisivi. Ma altrettanto importante sarà verificare se la fisicità immaginata in estate riuscirà a tradursi in una difesa capace di reggere l’urto contro squadre che muovono bene la palla.
BC Roma è invece inserita nel Gruppo D con Bahcesehir, Lietkabelis, Balkan Botevgrad, Manresa, KK Bosna, PAOK e Ulm. L’esordio continentale è fissato per mercoledì 30 settembre, a Istanbul, contro il Bahcesehir. Qui il ritmo potrebbe diventare il filo conduttore: è questo uno degli aspetti più interessanti delle due matricole romane. Maxima e BC sbarcano in una competizione nella quale gli avversari hanno più esperienza, ma senza sistemi consolidati che possano diventare prevedibili. La novità, però, diventa un vantaggio soltanto se viene trasformata rapidamente in identità. Altrimenti rischia di essere semplicemente inesperienza. Per entrambe, dunque, le prime partite saranno una verifica del progetto: quali quintetti diventeranno affidabili, chi prenderà i possessi decisivi e quale squadra emergerà quando il talento individuale non sarà sufficiente per sbrogliare la matassa.

L’ultima volta di Roma in cima all’Europa
Per capire il peso del ritorno europeo della Capitale bisogna fare un salto indietro nel tempo. È la Roma degli anni Ottanta e Novanta, quella del Banco, della Coppa dei Campioni conquistata nel 1984, di Larry Wright e Valerio Bianchini e delle grandi serate al PalaEur. Poi arrivò un’altra generazione, con un nome diverso sulla maglia ma la stessa voglia di una notte europea da ricordare e arrivò nel 1992. Si chiamava Il Messaggero Roma: in panchina c’era Paolo Di Fonzo, con un gruppo nel quale brillavano Dino Radja, Ricky Mahorn, Roberto Premier, Andrea Niccolai, Alessandro Fantozzi e Stefano Attruia. La finale fu tutta italiana, contro la Scavolini. All’andata, all’Eur, finì 94 pari. Il 18 marzo 1992, nel vecchio hangar di Pesaro, Il Messaggero vinse 99-86 il match di ritorno. Fantozzi dettò i tempi, Niccolai segnò 23 punti, Premier ne aggiunse 16, Radja 17 e Mahorn 12. Roma vinse fuori casa proprio quando serviva, conquistando la seconda Coppa Korać della storia del club romano, dopo quella vinta nel 1986 con la denominazione Banco di Roma. Da allora, quella coppa è rimasta l’ultima grande affermazione continentale del basket romano.

Il sogno della Capitale
Maxima e BC Roma non sono Il Messaggero del 1992 e sarebbe sbagliato chiedere loro di esserlo. Sono due società nuove, con strutture, proprietà e roster differenti, nate dentro un basket europeo profondamente mutato. Ma il filo della storia esiste ancora. Il 30 settembre, entrambe, inaugureranno la propria storia continentale, chiamate a imparare rapidamente il doppio impegno e a trasformare il talento individuale in un sistema. La Korać del 1992 appartiene alla storia, l’EuroCup 2026/27 appartiene al presente. E questa volta Roma si presenta ai nastri di partenza con due progetti diversi: da una parte l’esperienza e la fisicità della Maxima, dall’altra il talento della BC. Nessuna delle due può ancora sapere dove porterà il viaggio. Ma la prima risposta è a un passo. Sono passati 35 anni dall’ultima grande affermazione continentale del basket romano e undici dall’ultima partecipazione europea di una squadra della Capitale, quella della Virtus Roma in EuroCup nella stagione 2014/15. Ora Roma torna a misurarsi con l’Europa dei grandi e lo fa per la prima volta con due realtà accomunate dalla licenza di sognare. A occhi aperti.
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