Italian Division

Lo scappellotto di Repesa, le franchigie all'italiana, l'influenza di Ceron, lo stile di Messina e il mercato di Olynyk
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Italian Division
© Getty Images

Pubblicato il 21 ottobre 2026, 18:18

Meglio feriti che morti - Napoli è incappata nella prima sconfitta stagionale, contro un’Olimpia che è sembrata fuori portata dal secondo quarto in poi per i partenopei. Coach Repesa recrimina sui 9 tiri liberi sbagliati, ma segnarli tutti dalla lunetta per entrambe le squadre avrebbe permesso ai campani di recuperare solo 3 punti. Napoli ha fatto peggio di Milano in tutte e tre le specialità, subendo un po’ di più sul tiro da tre punti e questo ha vanificato anche il predominio sotto i tabelloni. Tante anche le 15 palle perse, di cui 10 non provocate e fortuite, con un saldo ben negativo sulle palle recuperate. Repesa, che di partite ne ha gestite tante, in conferenza stampa parla di sconfitta salutare, che possa essere da monito, riconducendola così a uno scappellotto, secondo lui meritato, che permetterà alla squadra di crescere e imparare. Un modo per levare pressione da parte di un ambiente che, forte di una buona stabilità economica e societaria, parla ormai da mesi di Eurolega e di NBA, portando a 5 le società che ambiscono a un posto in NBA Europe, quasi una Italian Division. 

Le franchigie in salsa italiana - Gherardini e Petrucci sarebbero (il condizionale è d’obbligo) pronti a lanciare un progetto per tramutare le società sportive di A e A2 in franchigie, progetto che dovrebbe vedere la luce entro il 2029. Per quella data si avrebbe una serie A a 16 squadre, una A2 a 20 squadre con un palazzo dello sport di minimo 3000 posti, e un ritorno al professionismo, abbandonato nel 2013. Poi, visto che siamo in Italia e non negli USA, ci sarebbe comunque una promozione retrocessione tra serie A e A2: come dire, franchigie si ma non troppo. Una riforma a metà, dove si perde il pregio principale di un campionato per franchigie, che non è spostare la squadra dove più si vuole, ma la possibilità di progettare a lungo termine, facendo contratti che superino i pochi mesi, ma senza trovarsi poi a fare la A2 con giocatori (e stipendi) da serie A e così via a scendere. Una riforma innovativa insomma, ma a metà, se non meno. 

Un’influenza da 50.000 Euro - 50.000 Euro di multa, tanto sarebbe costata a Scafati l’influenza di Ceron, il cui mancato inserimento a referto nella gara contro Bologna avrebbe provocato il non rispetto della regola del 6+6 (per ogni gara la società per poter mettere a referto sei giocatori stranieri deve metterne anche sei di formazione italiana- poi sul fatto che vadano in campo è da vedere, ma pare che tutto non si possa avere), giocando con un 5+6. La società ha depositato un ricorso in cui afferma che appunto il mancato inserimento del sesto giocatore a referto è dipeso da una grave attacco influenzale a uno degli atleti (Ceron, appunto) nelle ore prima della gara che ne ha impedito non solo l’impiego, ma anche l’iscrizione a referto. Essendo Scafati in trasferta, la squadra non ha potuto inserire un sostituto (uno junior che probabilmente non avrebbe mai visto il campo dopo il riscaldamento) e di qui la colpevole mancanza. A decidere se Scafati abbia agito correttamente o meno saranno gli organi competenti, ma rimane una storia particolare dove chi ha compilato la lista gara non sapeva, se in buona fede, che mancava comunque un giocatore italiano da mettere a referto e chi ha ricevuto la lista ha fatto comunque giocare una partita dove in panchina mancava un giocatore di formazione Italiana. Conseguenze? Alle brutte, tutto si risolverà con una multa, come spesso accade in Serie A. 

Emendamenti ed Eurolega - Intervistato sul momento dell’Olimpia, buona in campionato e pessima in Euroleague, Messina ha detto che la società sa dove intervenire e ha i mezzi per farlo, ma che lui, per rispetto dell’Olimpia, si appella al quinto emendamento e preferisce non rispondere. Un bel gesto, anche se i più cattivi tra i tifosi diranno che Messina dall’Olimpia è andato via dopo sette anni senza aver quasi mai trovato il bandolo della matassa proprio in Eurolega. 

Il mercato aperto h24 - I nuovi innesti della Pallacanestro Reggiana non stanno rendendo come ci si sarebbe aspettato e la squadra si sta poggiando sulla vecchia guardia: Uglietti, Visconti, Echenique, Barford e Severini, tradendo poi il credo difensivista del duo Priftis-Fucà, che starebbero pensando di intervenire sul mercato. Stessa cosa a Varese, dove Ikangi, Librizzi e Nikolic non stanno rendendo secondo le attese e la squadra si trova in emergenza. A Verona l’assenza di Massimburg per una lesione al polpaccio costringerà la società a tornare sul mercato per cercare un sostituto comunitario a gettone, per rimpinguare la cabina di regia. Tre situazioni che unite alla BC Roma, squadra cantiere della capitale che ha tesserato il lungo NBA Olynyk in corso d‘opera, testimoniano che le società di A, con il mercato delle porte girevoli, possono permettersi di non programmare, reagendo poi alle situazioni contingenti cambiando il proprio roster secondo la bisogna. Una bella differenza rispetto alla Serie A dalle franchigie delineate (o sognate) da Gherardini e Petrucci
 

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