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SuperclassificA: Da Mazzola ai tifosi che girano le spalle
Dopo cinque giornate il campionato va in soffitta per tre settimane, così da dare spazio alla nazionale di Mancini, che proverà a ricostruirsi un po’ di credibilità dopo le eliminazioni e i teatrini degli ultimi mesi. Da Sandro Mazzola a Sandro Mazzola, scopriamo i migliori e i peggiori di un turno di campionato (con un occhio addirittura alla Grecia) che ha regalato un primo verdetto: Roma e Inter se la giocano alla pari

Tommaso Guaita/Edipress
Pubblicato il 21 settembre 2026, 15:38
10: è il numero con cui oggi identifichiamo Sandro Mazzola, anche se in carriera ha indossato a lungo anche la maglia numero 8 e, nelle ultime annate, la 9 dei centravanti. Simbolo interista, la squadra che ha servito per tutta una carriera da calciatore scendendo in campo 572 volte per quattro scudetti e due Coppe dei Campioni e poi da dirigente. Ha avuto un legame strettissimo anche con Torino, per via della tragedia di suo padre Valentino, scomparso a Superga. Il “Baffo”, tuttavia, è sempre e comunque rimasto un simbolo Azzurro – proverbiale la “staffetta” con Rivera ai Mondiali '70 – e nelle sue 70 presenze con la Nazionale ha segnato 22 reti (undicesimo in questa speciale classifica), diventando con gli anni un po’ lo zio simpatico del calcio italiano, quello che quando compare in tv o rilascia un'intervista su un quotidiano ti fermi sempre ad ascoltarlo volentieri. Perché di cose da dire e raccontare, Sandro Mazzola, ne aveva un'infinità e sicuramente, adesso che è tornato a giocare con il suo papà in paradiso, mancherà tantissimo.

9: Come il voto dato dalla maggior parte dei pagellisti a Lorenzo Palmisani, ventiduenne portiere del Frosinone. Ha fatto il secondo durante la vittoriosa campagna dell'Under-19 nei campionati Europei del 2023 e anche l'anno scorso ha iniziato la stagione in B da vice, perché non si sentiva pronto. Poi è diventato uno dei protagonisti della promozione. Anche all'inizio di questa stagione c'era qualche dubbio sulla titolarità del classe 2004 di Alatri, ma chi non credeva in lui forse ora è tra quelli che lo paragonano a Buffon. Contro il Como ha giocato la partita perfetta, evitando almeno tre gol sicuri e, tra i portieri, finora solo De Gea era riuscito a meritarsi un voto come il suo, ma parando ben due rigori. “Oggi è stata la giornata più bella della mia carriera. Buffon era il mio idolo”, ha raccontato Palmisani emozionato, ricevendo il premio di migliore in campo. Se la sua carriera seguirà una parabola simile a quella di Gigi nazionale (pare che la Juventus gli abbia già messo gli occhi addosso) sugli spalti a Frosinone dovranno cominciare a indossare i guanti: se il loro portierino ripeterà giornate come questa, rischiano di spellarsi le mani.
8: Si dice spesso che Lautaro Martinez segni solo con le piccole, ma dallo scorso aprile il bomber dell'Inter sembra aver invertito il trend, risultando decisivo anche nei big match. Con i due gol segnati alla Roma sabato sera, il numero 10 dell'Inter è arrivato a 8 contro le grandi, ben 4 alla Roma, a cui ha segnato la seconda doppietta di fila. “Mi fa sempre gol e gli ho detto di smetterla”, ha scherzato Gasperini in conferenza stampa, ma a questa richiesta dovrebbero accodarsi tutti gli altri mister di Serie A.
7: Su internet sta circolando la foto degli appunti preparati dal giapponese Yukinari Sugawara, neo acquisto del Cagliari, per imparare l'italiano. Pieni di disegni, frecce e descrizioni puntuali e attente. Sintomi di una cultura devota al lavoro e all'impegno, proprio le caratteristiche che Antonio Pisacane sta trasmettendo al Cagliari, che con quattro vittorie su cinque sta stupendo la Serie A.
6: A Jonathan David, che con l'Atlético ha deciso con un altro gol il derby di Madrid, e al “Gallo” Belotti, tornato a esultare dopo più di un anno con la maglia del Modena in B. Due modi diversi di essere centravanti ma con una caratteristica comune: sono stati entrambi fatti fuori dalla A e ora hanno cominciato il loro percorso di riscatto. Il gol, per un attaccante, dovrebbe essere la naturale conseguenza dell'ingresso in campo, ma per loro due trovare la porta è stato a lungo una fatica di Sisifo. Che questo bel momento possa prolungarsi il più possibile.

5: come le partite senza tre punti per Bologna e Genoa. Dopo Grosso, la seconda panchina a saltare in questo campionato è stata quella del bolognese Tedesco, sulla carta erede di Italiano ma con pochissimo tempo a disposizione per trasmettere le sue idee. L'agognata vittoria, tuttavia, non è arrivata nemmeno con Palladino. Ora sembra che sia a forte rischio anche il posto di Daniele De Rossi, sempre più giù in classifica con il suo Genoa, che con un solo punto sta flirtando con la zona retrocessione: “Mi sento un uomo triste, deluso e dispiaciuto, anche un po' incazzato. Non stiamo facendo bene ma potevamo avere punti in più. La società farà le sue riflessioni ed è giusto”, ha detto l'ex allenatore della Roma. Le due rossoblù utilizzeranno la sosta per leccarsi le ferite.
4: per la marcatura stretta di Lorenzo Lucca sul compagno Favasuli, durante una sortita offensiva del Napoli. La palla è arrivata pulita all'esterno ex Catanzaro che l'ha controllata e avrebbe avuto spazio per tirare se, apparentemente senza motivo, non gli si fosse parato davanti Lucca con il suo corpaccione da oltre due metri, costringendolo a una conclusione smorzata. Il centravanti ex Udinese – pagato 35 milioni e ormai dimenticato dalla nazionale di Mancini, che ne avrebbe gran bisogno – sembra confuso e demotivato. Il pubblico napoletano lo fischia e Allegri, dopo quest'ennesimo errore tecnico, gli ha di nuovo strillato contro come un forsennato. Già settimana scorsa, dopo un gol sbagliato nel finale, lo aveva sgridato con durezza, riprendendolo addirittura al suo ingresso in campo: “Sembrava attaccato a una gruccetta, gli ho detto di aprire le spalle”. Che il rapporto tra Lucca e Livorno non sia dei migliori, si sa, ma qualcuno spieghi ad Allegri che il buon Lorenzo è di Moncalieri, magari entrambi si tranquillizzano.
3: come i rimproveri rivolti a Mazzarri da Dušan Kerkez, allenatore bosniaco dell'Atromitos: «Non mi ha dato la mano, urla contro l'arbitro e fuma in panchina» ha spiegato. Per l'ex allenatore del Napoli, trasferitosi quest'estate all'Iraklis, dopo le ultime esperienze deludenti in Italia, sembra che nemmeno in Grecia le cose stiano andando a meraviglia. Un consiglio non richiesto per il buon Walter: si dice che per mettere a posto la propria vita si debba iniziare dalle piccole cose, magari smettere di fumare può essere la prima.
2: come i rigori piuttosto evidenti non concessi dagli arbitri, senza che il VAR sia intervenuto: a Torino su Rowe dell'Atalanta e a Bologna su Oristanio del Toro. Dalla Premier ci fanno i complimenti e tutti sono entusiasti delle partite che scorrono più rapide, ma ogni tanto, visto che c’è, anche i nuovi arbitri decisionisti dell'era Orsato dovrebbero rivolgersi alla tecnologia. Altrimenti, come ha giustamente fatto notare Sarri: “Se il VAR non chiama su un episodio così aboliamolo, non ne vedo più la necessità”. Così potremo tornare alle vecchie moviole di una volta.
1: chi ha ottenuto un rigore ma non l'ha sfruttato a dovere è il Venezia, ancora fermo in classifica a un tristissimo 0. I Lagunari, nonostante il Mose, fanno acqua da tutte le parti e quando contro la Lazio avrebbero avuto l'occasione di portarsi in vantaggio l'hanno sprecata per la solita, imbarazzante lite tra rigoristi o presunti tali: sul dischetto c'erano Akor Adams, il tiratore designato, e Yeboah, che si è imposto e ha sbagliato. “Non si sapeva chi doveva calciare, volevano farlo entrambi e ho voluto evitare che la cosa andasse oltre” ha spiegato uno Stroppa in grandissime difficoltà, ma è sull'attenzione a questi dettagli che si può costruire una salvezza. O retrocedere.
0: al gruppo di tifosi della Juventus che hanno accolto il minuto di silenzio per celebrare la vita e piangere la morte di Sandro Mazzola rivolgendo le spalle al campo, in segno di sfida ma mostrando innanzitutto maleducazione e insensibilità. Fuori contesto, in quel momento, anche i cori per Gaetano Scirea, l'Avvocato Agnelli e Andrea Fortunato, che pure meriterebbero di essere ricordati ogni partita. Mazzola era un simbolo interista, era legato al Torino, tutto vero, ma ogni tanto il campanilismo andrebbe messo da parte e bisognerebbe accendere il cervello. “Mi dispiace, ma non so neanche bene le ragioni, non so bene le cose” ha provato a svicolare Spalletti quando gli è stata posta una domanda sull'argomento, ma gesti di questo tipo meriterebbero di essere bacchettati e mostrati in tutto il loro infantilismo e inutilità, altro che cautela.
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