Malagò per sempre

Al di là delle questioni politiche, cosa cambia per il calcio italiano con la quasi incredibile nomina del presidente della FIGC a commissario della FIGC stessa?
https://www.google.com/preferences/source?q=guerinsportivo.it, gs
Malagò per sempre
© LAPRESSE

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 7 ottobre 2026, 10:21

Malagò commissario della FIGC fra la prima e la seconda presidenza Malagò fa ridere, ma quanto accaduto nelle ultime ore nei palazzi romani è stato tutt’altro che una farsa. Gran parte della politica italiana (Abodi, Giorgetti e altri membri del governo, tutti i 5 Stelle, parte del PD) voleva infatti far fuori Malagò cavalcando cavilli ed è stata alla fine ripagata con la stessa moneta. Buonfiglio ha offerto il compromesso quando ha capito che poteva essere messo in minoranza già in Giunta CONI, di sicuro nel successivo Consiglio, senza contare i successivi possibili ricorsi a Collegio di Garanzia (pieno di persone pro Malagò), TAR del Lazio, Consiglio di Stato e chissà cos’altro, perché nella realtà non esiste mai un ultimo grado di giudizio.

Ma uscendo dalla politica e dal politichese, cosa cambia per il calcio italiano questa vittoria di Malagò, che il 14 dicembre sarà perfezionata con il suo ritorno ufficiale come presidente? Innanzitutto viene rafforzata la posizione di Mancini, ben oltre le due vittorie sulla Turchia e l’ottimo pareggio a Parigi: la ‘riconferma’ da parte di Abodi era stata per lui un segnale di allarme, interpretata proprio come il suo contrario. Per essere chiari: Mancini è l’immagine della FIGC di Malagò, nelle speranze la giusta sintesi fra ricerca del risultato (che il Malagò presidente del CONI ha sempre considerato sacro) e lancio dei giovani. Ne esce bene anche la Serie A, nella persona di Marotta fredda con Malagò per non essere stata consultata su Conte c.t. e sulla Bianchedi, ma poi tornata a sostenere il suo candidato iniziale per paura che la FIGC venisse commissariata sul serio, magari con riforme dei campionati (le 18 squadre in A e cose del genere) sgradite.

Ne esce bene anche la Bianchedi, che adesso Buonfiglio giudica adatta a fare la capodelegazione della Nazionale: l’abile Malagò non la imporrà di nuovo senza consultazioni, ma è sicuro un suo ruolo di primissimo piano nella nuova-vecchia FIGC. Finita la bufera politica potremo magari capire le idee dei quasi muti Ranieri e Zola, nomine (rispettivamente direttore tecnico del Club Italia e coordinatore delle attività giovanili) di Malagò finora a impatto zero, anche soltanto a livello di proposte. Questo commissario/presidente non più sotto scacco significa qualcosa anche per gli arbitri: dal 2027 ritornerà d’attualità lo scorporo dei 20 di molto presunta élite, con la Serie A che caldeggerebbe un ritorno di Rocchi dopo le porcherie, interne ed estrne al mondo AIA, subite. Non sappiamo se ha vinto il calcio italiano, ma Malagò sicuramente sì.  

stefano@indiscreto.net

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading