Nella testa di Spalletti

Un nervosismo giustificato, il Genoa di Modesto, il significato di Massini, lo stile di Montella
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Nella testa di Spalletti
© LAPRESSE

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 12 ottobre 2026, 15:29

Spalletti e Gattuso sono usciti in maniera molto diversa dai rispettivi disastri alla guida della Nazionale. Poco conta che quello della Juventus sia stato uno dei migliori allenatori italiani degli ultimi trent’anni e Gattuso uno dei peggiori, fra quelli che hanno avuto grandi chance, perché nel calcio la memoria storica anche degli addetti ai lavori, non si dice dei tifosi al bar, va indietro al massimo di un mese. La lite con Pisacane, normalissimo episodio di calcio sanzionato con cartellini rossi degni di miglior causa anche se Marcenaro ha in generale arbitrato bene, è il millesimo segno di nervosismo per il tecnico di una Juventus che sta giocando un discreto calcio e che ha di gran lunga la migliore fase difensiva della Serie A: essere stato l’ultima grande scelta di Comolli rende Spalletti il capro espiatorio ideale, al di là di Conte o non Conte, e lui è il primo a saperlo. 

A proposito di Comolli, François Modesto è il nuovo uomo forte, calcisticamente parlando, di un Genoa che ha visto la partenza di Diego Lopez dopo meno di un anno e che vedrà l’arrivo come direttore sportivo di Stefano Melissano, ex Spezia. Modesto significa proseguire sulla via del player trading internazionale, con buona pace degli allenatori di turno chiamati a fare da capri espiatori dovendo gestire rose ribaltate da una sessione di mercato all’altra. Inutile quindi fare previsioni sul futuro di De Rossi, a suo tempo scelta forte di Lopez che lo volle al posto di Vieira, visto che la navigazione a vista mette sullo stesso piano più o meno tutti i tecnici.

Non ci sono folle in piazza per festeggiare l’elezione di Francesco Massini a presidente dell’AIA, superando al ballottaggio Pacifici dopo che Pisacreta era stato eliminato alla prima votazione. Il problema è che non festeggia nemmeno la Serie A, che non sosteneva (eufemismo) l’ex vicepresidente del decaduto Zappi. Non sono sembrate calorose nemmeno le congratulazioni del commissario-presidente Malagò. Traduzione: arbitri italiani governati da un mondo che non amava Rocchi. 

Addio con stile di Vincenzo Montella a una Turchia che aveva guidato a un eccellente Europeo e alla qualificazione mondiale dopo 24 anni. Quattro sconfitte su quattro in Nations League, contro avversarie più forti, hanno fatto dimenticare tutto. 

stefano@indiscreto.net
 

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