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De Bruyne, l'astro nella manica di Max

Mimmo Carratelli
Pubblicato il 1 ottobre 2026, 20:00
C'è qualcosa di nuovo, Allegri, oggi nel Napoli, anzi d’antico, la squadra (da tre anni la stessa). Il canto pascoliano corre tra i vicoli della città azzurra. E da Castelvolturno cantano: si respira un’aria dolce che scioglie le dure zolle, l’erba è più verde e i giocatori hanno più voglia. Il cambiamento climatico investe anche il Napoli.
Da Conte ad Allegri, De Bruyne torna a sorridere
Il ghiaccio che Antonio Conte, uomo nevoso, aveva piantato nello spogliatoio si scioglie. Si scioglie persino Kevin De Bruyne, ragazzo introverso, invernale. Sorride. Improvisamente sorride dopo un anno grigio in maglia azzurra per i dissapori con Conte e il buffo infortunio (quattro mesi fuori) calciando il rigore contro l’Inter. Merito di Allegri che è amore e move il gruppo e l’altre stelle. È la favola che Kevin racconta dopo il gelo in una stanza ispirato a Conte da Gino Paoli. È l’allegrismo, una nuova branca della termodinamica, che riporta il Napoli a temperatura ambiente. Ma c’è anche Platone che, con i suoi dialoghi, cambia il Napoli. Allegri, il Platone di Livorno, parla con tutti i giocatori. Un dialogo per capello se avesse i capelli. Conte non parlava. Da qui il muto del pianto nello spogliatoio silente.
Il belga è l'astro nella manica di Max
È sempre Kevin De Bruyne che svela il nuovo corso. L’allegrismo produce una vittoria immediata in campionato. Segna proprio De Bruyne, e il modo ancor mi offende, dicono a Genova, raddoppia Vergara. Dal corto muso al doppio mento. Ma nel Napoli di inizio stagione troppi lumi sono spenti (Anguissa, McTominay) e la luce di De Bruyne non basta. Si parla molto, si vince poco. Il mutismo di Conte ha prodotto uno scudetto, una Supercoppa e un secondo posto. Che cosa produrrà il sorriso di De Bruyne? Anche Ottavio Bianchi parlava poco, ma cantava Maradona (scudetto e Coppa Uefa) al tempo delle vaghe stelle dell’Orso. Di De Bruyne si parla molto a Napoli. Molti lo definicono un tacchino freddo, come si disse del sudafricano Eddie Firmani, famoso per la flemma giocando nella Sampdoria, nell’Inter e nel Genoa tra gli anni Cinquanta e Sessanta. De Bruyne è un fuoriclasse che non accende i cuori vesuviani nati infiammabili. Il suo gioco raffinato, popolare ai tempi del Manchester City fra tante belle gioie raffinate, è fatto per raffinati intenditori. Kevin non fa scena. È giocatore essenziale, algido. Un campione da Pallore d’Oro. Un fiammingo che non si accende, borbotta Napoli. De Bruyne ha una fantasia invisibile. Proprio Allegri ha detto che il belga fa cose che gli altri giocatori non vedono. Ma Kevin è l’astro nella manica di Allegri, risolutore dei momenti difficili, lampo di classe nella tempesta. Così lo vede Allegri. E poiché alla classe non si comanda, il tecnico lascerà ampia libertà al belga per esprimersi come sa. De Bruyne non forzerà mai la giocata, non chiederà al suo fisico (35 anni) di andare oltre gestendo il suo calcio semplice ed efficace come ha fatto sempre, non una stella filante, ma una stella fissa.
La Champions e un ruolo da trovare nel 4-3-3 azzurro
Fissando nel 4-3-3 il marchio fondamentale del suo Napoli, Allegri deve trovare spazio per De Bruyne. Lo stesso allenatore ha detto “togliendo un esterno”. Esce Politano ed entra Kevin, sei volte campione d’Inghilterra e campione d’Europa quattro anni fa. Ma sarà forse la Champions la scena madre di De Bruyne. È possibile che Kevin parta titolare nel torneo europeo in un Napoli ritoccato per dargli libertà di incidere. Il Napoli tornerà a giocare a Manchester contro il City, il passato di gloria di Kevin De Bruyne. Un anno fa il patatrac con Conte. Espulso Di Lorenzo dopo venti minuti, per riassestare la difesa Conte escluse proprio De Bruyne facendo entrare Olivera. Esigenza tattica, ma un vero affronto per Kevin che per la prima volta tornava a giocare nel suo stadio. Il giovane popolo azzurro, cresciuto con le delizie di Hamsik, i lazzi di Lavezzi, i golazi di Ciro Mertens e le acrobazie di Osimhen, dovrà imparare ad amare Kevin De Bruyne per il gioco semplice ed efficace che fa, per i suoi colpi di classe senza l’accompagnamento di cimbali e fanfare. Lasciamo stare i vecchi tifosi del Napoli che continuano a fare scorrere sui tablet le giocate di Maradona, nostalgia infinita che nessun altro campione potrà cancellare. De Bruyne, nelle interviste, non nasconde la sua natura di uomo tranquillo, di campione non ossessionato dal calcio (la differenza fondamentale con Conte), di fuoriclasse che non vuole essere l’eroe teatrale che tanto piacerebbe ai teatranti del golfo.
Kevin, campione geloso della sua privacy
De Bruyne è questo. Un ragazzo estremamente serio che ama il calcio senza farne uno spettacolo personale. Non si sente primadonna. Nel balletto del City si distingueva per la velocità di esecuzione superiore agli altri, ma più al servizio dei compagni che di se stesso. Geloso della sua privacy, De Bruyne si tiene lontano da Napoli che vorrebbe stargli addosso. Ai napoletani, in occasione della festa del Centenario in Piazza Plebiscito, ha concesso una frase in dialetto, tutt’appost, vergognandosene un po’. Però è anche vero che Kevin, in vacanza, partecipò alla festa raggiungendo Napoli a sue spese. Il primo segnale positivo di volersi inserire in una squadra alla quale era stato sostanzialmente estraneo pur segnando cinque gol (tre su rigore) in ventuno presenze. Hojlund (12 gol l’anno scorso in un attacco avaro) si aspetta proprio da De Bruyne un sostegno rilevante perché il belga ha il passaggio filtrante per aprirgli la via del gol. Kevin è il giocatore al mondo che conta più assist che gol (161 reti in 673 partite).
(tratto dal Guerin Sportivo di Ottobre 2026)
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