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Inter, il bello della rimonta

Ettore Intorcia
Pubblicato il 19 ottobre 2026, 16:59
La questione si presta a molteplici livelli di analisi. Si potrebbe scomodare l’ironia di Oronzo Canà e la teoria del gol a freddo - «ma il primo gol lo avete fatto voi!» - per spiegare il rilassamento dell’avversaria di turno e la reazione rabbiosa dell’Inter. Si potrebbe sconfinare nella psicanalisi e nella statistiche: una fiducia incrollabile nella qualità della produzione offensiva da rendere trascurabile qualche concessione di troppo là dietro. Oppure - restando sempre sul lettino - tirare in ballo un inconscio bisogno di provare il brivido della paura. Oppure, in definitiva, accettare che è banalmente scritto nel quadro astrale dei nerazzurri, tutto un equilibrio sopra la follia. Meglio: la pazzia. È cambiata la guida, ma buona parte del gruppo è lo stesso di Inter-Barcellona 4-3. E di Inter-Como 3-2 e Como-Inter 3-4 della scorsa stagione, quella del double con Chivu in panchina. Dunque, perché stupirsi così tanto per lo 0-2 ribaltato contro il Napoli prima e l’Udinese poi? Perché stupirsi per le due reti rimontate alla Roma, un pareggio che poteva essere anche qualcosa in più?
I numeri dell’attacco
Partiamo dalle considerazioni sull’eccesso di confidenza nelle pro-prie capacità realizzative. Un anno fa l’Inter ha chiuso con 89 reti in cam-pionato e un totale stagionale di 121 in 54 partite: una media superiore ai due centri a partita. Le premesse di quest’anno sono assolutamente in linea con le aspettative: l’Inter capolista sta viaggiando alla media di tre centri a partita, con un solo risultato (l’1-0 di Cagliari) che si è scostato dal trend. Con questa proiezione si arriverebbe a 114 reti contando solo il campionato. Se dopo tutto il senso del gioco è segnare un gol più degli altri, considerando la ricchezza della batteria di attaccanti, che sono quelli di un anno fa, e delle nuove risorse che si sono aggiunte tra mediana e corsie laterali, Chivu ha abbastanza certezze per non farsi turbare il sonno.
I numeri della difesa
Tuttavia bisogna mettersi nelle con- dizioni di massimizzare ogni singo-lo gol, perché dopo tutto si scala la classifica anche con gli 1-0. E allora qualche riflessione sui numeri della difesa va fatta. Otto reti incassate nelle prime cinque giornate sono troppe, in ogni caso: una dal Monza, due dal Napoli e dalla Roma, tre dall’Udinese, in mezzo un solo clean sheet contro il Cagliari. Ecco, quella è stata una partita all’inverso sotto molti aspetti: la difficoltà di chiudere il match segnando il secondo gol, qualche rischio di troppo corso nel finale, la testa di Bisseck provvidenziale a salvare il risultato. Considerando il solo campionato, l’Inter ha subito qualcosa in più rispetto a quanto concesso agli avversari per quantità e qualità delle occasioni da rete: 8 gol a fronte di expected goals a sfavore di 6,73. In media ogni tiro concesso dall’Inter ha un valore xG di 0,12: appunto, il 12% di chance per gli avversari di fare gol. È un dato in linea con quello della Roma: solo Milan, Lecce e Venezia nelle prime cinque giornate di campionato hanno fatto (leggermente) peggio. Questione di assetto? Nelle ultime tre partite - quattro, considerando anche la Champions - l’Inter è sistematicamente andata in svantaggio per prima. E sempre di due reti. L’obiezione di un problema di approccio alla partita francamente regge fino a un certo punto. Può valere per l’Udinese o con la Roma, entro certi limiti. Non per il Real, perché al Bernabeu i nerazzurri hanno avuto l’occasione di segnare per primi. E nemmeno per il Napoli, perché tutto è avvenuto nella ripresa. Una narrazione incoerente: perché una squadra dovrebbe avere la testa altrove e poi reagire così rabbiosamente e in maniera straordinariamente efficace? Saremmo di fronte a un evidente caso di perso- nalità multiple. Poco convincente anche l’idea di una squadra che all’improvviso ha dimenticato come si gestisce la fase difensiva. Lo stile di gioco di Chivu è quello che abbiamo imparato a conoscere l’anno scorso. Nel solco di un calcio offensivo predicato dai suoi predecessori, il tecnico romeno ha lavorato da subito su un concetto chiave che rende la sua squadra facilmente riconoscibile: la riaggressione alta per rubare palla e andare subito al tiro. Significa tenere il baricentro della squadra molto alto, significa lasciare qualche metro in più alle spalle della linea dei difensori, con l’obbligo di scappare subito una volta perso il possesso palla. Ma la realtà è che l’Inter non ha pagato a caro prezzo le ripartenze degli avversari. Anzi.
Errori individuali
Non è un problema di assetto, non è un problema di atteggiamento mentale. L’Inter finora ha sofferto per due motivi: gli errori in fase di palleggio davanti alla propria area di rigore e quelli individuali. Le due reti incassate a Madrid sono un compendio di tutto questo. L’1-0 di Mbappé non è nato forse da un eccesso di confidenza di Curtis Jones nel trattenere il pallone con tante carezze prima di liberarsene, e male, mettendo in imbarazzo Bisseck? A quel punto il Real era stato stuzzicato a portare il pressing e l’epilogo era scontato. L’errore di Pepo Martinez si commenta da solo. Una dinamica simile aveva portato il Napoli avanti a San Siro con Politano - tutto na-sce da un retropassaggio forzato di Barella - e l’Udinese sul 2-0 al Meazza con Ekkelenkamp, dove il goffo appoggio all’indietro di Bisseck è stato il preludio alla brutta figura di Martinez. «I gol non mi preoccupano, sono stati errori individuali», l’analisi di Chivu dopo l’Udinese. Lasciando intendere che su quell’aspetto è più facile intervenire. E in tempi brevi. In ogni caso, le alternative non mancano. Attendendo il rientro a pieno regime di Stones, al primo inconveniente muscolare della stagione, il tecnico nerazzurro ha ampia libertà di cambiare l’ordine dei fattori nel terzetto lì dietro. Bisseck, Akanji, Bastoni, Pavard, Stones e Carlos Augusto. A parte i mancini e Pavard, gli altri possono coprire due caselle se non addirittura tutte e tre, moltiplicando il numero di soluzioni possibili, dall’inizio o in corsa.
Ballo di reazione
Una certezza Chivu ce l’ha: i campioni non hanno perso appetito da un anno all’altro. E hanno voluto mettere subito le cose in chiaro giocando a carte con il destino e ribaltando sistematicamente gare che sembravano fatalmente compromesse. Epic comeback, direbbero gli inglesi, e lo dicono in effetti nei video che rimbalzano da un profilo all’altro sui social. Inter-Napoli può essere il manifesto di questo primo scorcio di campionato, perché c’è dentro di tutto, anche una risposta al tormentone degli scontri diretti che ha accompagnato il cammino nerazzurro nella cavalcata verso il ventunesimo scudetto, alla luce dei due derby persi e della sconfitta dell’andata con la Juve. Due squadre che però sono finite fuori dalla zona Champions, come ha ricordato Chivu con velenosa eleganza alla vigilia del big match contro Allegri. Anche questo vuol dire ribaltare il risultato.
Tratto dalla versione cartacea del Guerin Sportivo, Novembre 2026.
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