Australia, il rientro morbido di Federer

Australia, il rientro morbido di Federer

Pubblicato il 13 gennaio 2017, 09:37

Finalmente gli Australian Open. Il torneo dello Slam meno nobile perché soltanto dalla fine degli anni Ottanta tutti i i migliori del mondo lo giocano, ma anche per certi versi il più interessante perché arriva dopo mesi di quasi astinenza tennistica. Dispiace per i 16 campioni che sono messi meglio di lui nel ranking ATP, ma gli occhi di tutti sono per il rientro agonistico vero di Roger Federer, dopo sei mesi in cui ha anche per la prima volta valutato l'ipotesi del ritiro (ma la moglie Mirka lo ha in sostanza spinto a continuare) e dopo la discreta impressione destata alla Hopman Cup, dove ha battuto facilmente Evans e Gasquet e perso una partita tiratissima con Zverev. Sono appena stati sorteggiati i tabelloni e, 'casualmente', lo svizzero ha avuto un ingresso molto morbido: un qualificato (si sta giocando il terzo e ultimo turno delle qualificazioni) al primo turno e di sicuro un altro qualificato al secondo. Federer è capitato nell'ottavo di finale di Berdych e Nishikori e se tutto va bene nel terzo turno avrà proprio il ceco: il vero rientro di Federer sarà lì, sulla carta non ci dovrebbe essere partita contro un avversario più giovane e più in forma ma il bilancio fra i due (16-6 per lo svizzero: sempre vincente nelle ultime cinque partite, fra cui i quarti proprio agli Australian Open dell'anno scorso) dovrebbe mettere una certa pressione a Berdych. L'Australian Open di Federer potrebbe così finire nella prima settimana, nel caso non sia così ci sarebbero Nishikori negli ottavi ed un eventuale, eventualissimo Andy Murray nei quarti che rappresenterebbe uno scoglio insuperabile. Arrivare al cospetto del numero uno del mondo, a trentacinque anni e mezzo e con tutto ciò che ha alle spalle, sarebbe un'impresa quasi leggendaria. Perché, con tutto il rispetto politicamente corretto per il tennis femminile, i rientri fra gli uomini sono molto ma molto più difficili. Di sicuro Federer non deciderà il suo futuro in base a quanto accadrà a Melbourne, ma guardando ai risultati dei prossimi sei mesi, fino a Wimbledon. Come ha spiegato nei giorni scorsi, non mette limiti temporali alla sua carriera perché ha ancora tanta voglia di giocare, e nemmeno si pone come obbiettivo un altra vittoria in uno Slam: smetterà, dice lui, quando sulla singola singola partita non sarà più in grado di battere i migliori del mondo.

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