Schiavone e Italia ai saluti

Schiavone e Italia ai saluti

Pubblicato il 12 febbraio 2017, 18:56

Forlì ha scritto la parola fine su un ciclo irripetibile del tennis femminile italiano: le azzurre di Tathiana Garbin hanno imprevedibilmente ceduto contro una Slovacchia decimata ed è significativo che il punto del 3 a 1 per le nostre avversarie sia arrivato contro una Francesca Schiavone comunque dignitosa, che ha perso 6-2 6-4 contro Rebecca Sramkova, giovane dalla bassa classifica WTA (119esima) ma dall'alto potenziale. Se la Schiavone un match l'ha portato a casa, nella prima giornata contro la Schmiedlova, la Errani i suoi li ha persi entrambi: contro la Sramkova ma in tre set e avendo davvero la possibilità di vincere, poi male (anche per guai fisici) nella seconda giornata contro una rediviva Hantuchova. Detto che la Slovacchia era priva della Cibulkova numero 5 del mondo, della Kucova e alla fine anche della Cepelova, cioè delle sue migliori tre, questo risultato dice che non potremo nemmeno sognare il ritorno nel tabellone principale della Federation Cup e che anzi è abbastanza realistico il rischio di una retrocessione in serie C. Non c'è da fare drammi: era chiaro da anni che dietro alle quattro moschettiere non ci fosse nessuno e che la stessa mitizzata Giorgi, il cui ritorno in nazionale è impossibile dopo la chiusura (e in che modo...) del suo rapporto con la FIT, è numero 75 del mondo ed è, a 25 anni passati, ormai tennisticamente una ex giovane. Le campionesse non si costruiscono, le giocatrici da primi 100 posti del ranking invece sì ed è proprio questa classe media che manca all'Italia di Angelo Binaghi, presidente della federazione dal 2001, cioè da quando Pennetta, Schiavone e Vinci erano già professioniste e la quattordicenne Errani si allenava già all'estero. Quattro cicli olimpici in cui, nella sostanza non è stato creato nessun giocatore (e vale anche per gli uomini, visto che il 'giovane' Fognini ha quasi trent'anni) di valore, sembrano sufficienti per giudicare fallimentare questa gestione, che ha raccolto quanto seminato da altri. I risultati di Davis, Fed Cup e dei grandi tornei fotografano il presente, inutile spendere troppi commenti. Il futuro è invece sicuramente tragico.

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