I professionisti della Pro Vercelli

20 - La fase borghese e anglofila del nostro calcio si chiude nel 1907, quando la la federazione decide di italianizzare questo sport che si sta facendo largo nell'immaginario collettivo pur essendo ancora lontano dalla popolarità del ciclismo o dal prestigio di ginnastica e scherma...
I professionisti della Pro Vercelli

Pubblicato il 4 gennaio 2011, 04:51

La fase borghese e anglofila (per non dire direttamente inglese) del nostro calcio si chiude nel 1907, quando la la federazione decide di italianizzare questo sport che si sta facendo largo nell'immaginario collettivo pur essendo ancora lontano dalla popolarità del ciclismo o dal prestigio di ginnastica e scherma. L'intento di marketing (versione 1907) della FIF è quello di uscire dal triangolo Milano-Torino-Genova e conquistare il paese, l'effetto pratico è quello di ribaltare in pochi mesi tutti i valori sportivi facendo scappare le società più forti. Non è un caso, che di fronte al'improvviso e improvvisato no allo straniero (parlare di chiusura delle frontiere non si può, visto che si tratta di stranieri residenti in Italia per motivi extracalcistici) Genoa, Milan e Torino si rifiutino di partecipare all'undicesimo campionato. La Juventus tentenna, poi si piega alla federazione e manda in campo una formazione di soli italiani che viene superata dalla Pro Vercelli nel girone piemontese. La Pro Vercelli, nata come Ginnastica nel 1892 ma che fa calcio dal 1903, schiera molti elementi che hanno come occupazione principale il calcio e che si allena quasi tutti i giorni della settimana: non siamo al professionismo, ma solo perché i soldi sono pochi. In ogni caso i vercellesi vincono il gironcino finale a tre davanti a Milanese e Andrea Doria e diventano così il quarto club affiliato alla federazione a potersi definire campione d'Italia dopo Genoa, Milan e Juventus. Nomi citati non a caso, perché il campionato non può essere una cosa seria senza Genoa, Milan (e Torino) e con una Juventus di mezze figure. Per la FIF arriva il momento di fare una parziale marcia indietro: non c'è ancora una Nazionale da preservare e se lo può quindi permettere. Stefano Olivari stefano@indiscreto.it

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