Sul Pallone d'oro

Pubblicato il 14 gennaio 2011, 17:31

Anche quando il premio di miglior giocatore del mondo viene assegnato al miglior giocatore del mondo, le polemiche non mancano. Impossibile evitarle perché i criteri coinvolti nella scelta sono divergenti: solo il grande torneo o il rendimento durante tutto l’anno? Nel primo caso Messi rischia di non entrare nemmeno nei tre finalisti, nel secondo invece può risultare il vincitore più degno. In Spagna l’hanno presa come una ferita all’orgoglio nazionale, nell’anno del mondiale. Se si cerca la foto da cartolina, allora vince Iniesta; se si cerca la personificazione del “tiqui-taca”, è Xavi; se invece si domanda quale dei tre ha giocato meglio nel 2010, la risposta è Messi. Il mondiale di Xavi  è stato normalissimo. Non solo per responsabilità sua, perché Del Bosque affidando la base del centrocampo a Busquets e Xabi Alonso lo ha forzato in una posizione quasi di trequartista, sovente spalle alla porta e meno al centro del gioco di quanto richiederebbe il suo ruolo. Forse più giusto Sneijder nella terna finale, per quanto il mondiale dell’olandese al di là dei gol sia stato modesto. Iniesta ha inciso di più, però la prima metà del 2010 è stata un disastro: fra un infortunio muscolare e l’altro faticava a ritrovare il suo cambio di ritmo, salvandosi con la capacità di nascondere il pallone e l’enorme intelligenza. Il momento più duro di tutta la carriera del manchego. Il mondiale di Messi non è stato inferiore come prestazioni individuali a quello di Xavi e di Sneijder, ma il tonfo argentino è stato clamoroso, e lui non può non rientrarci. Vero che le scelte di Maradona non hanno aiutato (con difesa e mediana incapaci di creare superiorità coi primi passaggi, a Leo capitava di venire a prendersi palla perfino nella sua metacampo), ma certo Messi è mancato, in quell’occasione come con l’Inter in Champions. Nel 2010 blaugrana però non c’è storia. Si dice che senza Xavi e Iniesta Messi sia meno Messi: può darsi, ma ugualmente i primi due si vedono liberati dall’effetto-calamita esercitato dall’argentino sulle difese avversarie. Un Messi che ormai fa la differenza non solo con quel dribbling stretto unico al mondo, ma anche gestendo spazi e tempi sulla trequarti con sempre più maestria, fino a risultare decisivo anche senza bisogno dell’uno contro uno. Il Messi attuale, teorico centravanti nel 4-3-3 culè, un po’ attaccante un po’centrocampista, uomo in più in qualunque zona circoli il pallone, va ben oltre le statistiche o gli highlights.

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