La penisola del calcio

34 - Il torneo Maggiore del 1912-13, cioè quello del Nord, porta le migliori due dei tre raggruppamenti interregionali ad un girone a sei squadre che viene dominato dalla Pro Vercelli. Mentre nel Centro-Sud è la Lazio che si guadagna il diritto di essere massacrata in finale...
La penisola del calcio

Pubblicato il 18 gennaio 2011, 03:27

Il ritorno alla regionalizzazione del campionato è un errore, ma è un errore anche giudicarlo con gli occhi di oggi. Nell'Italia del 1912 le trasferte anche solo da Milano a Roma sono lunghissime, in più il pubblico sembra interessato maggiormente alle sfide con il vicino o comunque con i rivali storici che ad aprirsi a nuove avventure: un mondo provinciale che produce un calcio provinciale, in altre parole. Infine il Centro-Sud va messo di forza sul treno giusto, per non lasciarlo al suo destino e poter quindi diffondere l'interesse per il campionato in tutta l'Italia. Il torneo Maggiore, cioè quello del Nord, porta le migliori due dei tre raggruppamenti interregionali (piemontese, lombardo-ligure e veneto-emiliano) ad un girone finale a sei squadre, che viene letteralmente dominato dalla Pro Vercelli (22 gol fatti e 1 subito nelle 10 partite decisive), con il Genoa secondo e il Milan terzo. Male l'Inter, terza nel girone lombardo-ligure, malissimo la Juventus sesta e ultima nel girone piemontese. In teoria per i bianconeri dovrebbe esserci la retrocessione, ma il campionato sarà allargato e la sciagura rimandata di 93 anni. Il torneo Peninsulare permette di associare al grande calcio squadre nuove: dopo le varie battaglie regionali, la semifinale dell'Italia Centrale viene giocata fra la Virtus Juventusque di Livorno (nel 1915 insieme alla Spes darà vita al Livorno arrivato fino ad oggi) e la Lazio, mentre quella Meridionale fra Naples e Internazionale Napoli. Doppia finale Lazio-Naples, con i romani che si guadagnano il diritto di essere massacrati (6 a 0) in finale nazionale (1 giugno 1913) da una Pro Vercelli priva di metà dei titolari. Si è giocato tanto, tutta Italia è più o meno entrata nel giro. In mezzo a mille ricorsi, un folle tutti contro tutti con qualsiasi pretesto legale, la squadra piemontese è per la quinta volta campione e della sua leggenda si parla in tutta Italia. Stefano Olivari

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