Sognando la superlega

40 - Dopo la guerra i grandi club cercano di avere una Prima Categoria strutturata sul modello inglese, ma ragioni di opportunità politica portano la FIGC ad allargare il campionato a dismisura...
Sognando la superlega

Pubblicato il 24 gennaio 2011, 04:33

La Prima Guerra Mondiale finisce, per l'Italia, il 4 novembre del 1918 ma organizzare un campionato di calcio sembra in quei frangenti l'ultimo dei problemi. Tutto rimandato al 1919, con i grandi club che pensano sia arrivata l'ora di copiare davvero l'Inghilterra attraverso veri campionati nazionali divisi per categorie di valore. La FIGC approva un progetto strutturato su 8 gironi regionali, con le prime 2 classificate a giocare un torneo finale a 16 squadre per assegnare il titolo di Prima Categoria. I club più prestigiosi e in generale tutti quelli delle grandi città spingono invece per un campionato a 16 o 24 squadre, senza retrocessioni o promozioni dalle categorie inferiori: di quella che oggi chiameremmo superlega si parla già nel 1919. Invece su pressione dei piccoli club, ma anche di un governo che teme di perdere ulteriore consenso in periodo di crisi finanziaria, la FIGC si esibisce in un ribaltone e lascia tutto come nel recente passato: torneo Peninsulare, torneo Maggiore, eccetera. Il problema principale è però che molte società sono state distrutte dalla morte dei loro uomini in guerra ma soprattutto da problemi finanziari: la catena dei fallimenti è praticamente infinita, delle fusioni si perde il conto. Spaventata dalla situazione, la FIGC applica la politica del 'tutti dentro'. La Prima Categoria raggiunge così numeri assurdi, visto che ogni Comitato Regionale ha facoltà di decidere il numero dei partecipanti al suo torneino di Prima Categoria. La gente sembra avere dimenticato il calcio, gli stadi sono vuoti, la stampa riserva a questo sport quasi lo stesso spazio di venti anni prima. E' dura per tutti. stefano@indiscreto.it

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