Il televoto di Calciopoli

Il televoto di Calciopoli

Pubblicato il 26 gennaio 2011, 15:52

Ieri, mentre a Napoli veniva rinviata l'udienza del processo, Pavel Nedved ha risposto all'imbeccata del giorno prima di Massimo Moratti, che a Coverciano aveva parlato di Calciopoli come di una «vera truffa». Il ceco, ora passato a fare il dirigente di Madama, gli ha risposto che la Juve del 2005 e 2006 era forte. Giudizio che mi sentirei di sottoscrivere, anche alla luce di chi arrivò in finale a Berlino. Gli scudetti su cui l'Inter può in modo sacrosanto reclamare sono quelli di Simoni ('98) e Cuper (2002), non quelli di Mancini, dove oggettivamente la squadra andava male pure in Europa. Nel mezzo, è un dato storico e non un'opinione, hanno vinto Roma e Lazio, che non mi risultano legate al Sistema. Ma il tema non è questo. È invece quello che ho già scritto sul Guerin Sportivo: da Calciopoli non ne usciremo più. Mai più. Anche dopo la sentenza di Napoli, ormai è certo, continuerà a essere fonte di litigi e di furibonde lotte. Non conta niente che siano passati cinque anni e che mio figlio Niccolò, nato più o meno in quel periodo, stia per andare alle elementari. Vale solo l'ingiuria, il fango gettato in faccia al nemico, quasi il bisogno fisico di scontrarsi. Calciopoli è un grande reality, con colpi di scena a ogni nuova intercettazione, vivisezionato come un plastico di Vespa. Ci sono lettori che mi scrivono e che conoscono le carte meglio degli avvocati di Moggi. Se vogliamo, tutto il Paese vive da anni in un Grande Fratello distribuito a ogni ora, in ogni rivelazione della Procura. Ci dividiamo per Ruby (a proposito, a quando il televoto lanciato dalla Marcuzzi?), sulla casa di Tulliani a Montecarlo, sulle parole di Bagnasco. Nel calcio, il format vincente si chiama Calciopoli. Un plot perfetto: guardie e ladri, innocenti e colpevoli, buoni e cattivi, Juve e Inter, ovvero 15 milioni di tifosi, un prime time garantito. È diventato un genere letterario, al punto che interi giornali si sono trasformati in organi ufficiali dell'inchiesta e decine di siti web sono pronti a prendirti di mira non appena ti azzardi a esprimere un parere contrario al loro. Dall'inizio di questa vicenda, dico che spetta alla giustizia ordinaria l'ultima parola su una verità storica di cosa accadde, mentre la giustizia sportiva - anche per i pochi mezzi a disposizione, va detto - dovrebbe approfondire meglio la materia, anche a tutela dei piccoli club, secondo me le vere vittime di Calciopoli. Ma capisco anche che cercare le ragioni degli altri sia impopolare e terribilmente antitelevisivo. Ci vuole uno slogan, una bella rissa, una parolaccia.

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