La quota sbagliata dell'Inter

1. L'entità della puntata è la prima causa di rovina dello scommettitore: non esistono infatti metodi matematici per vincere, altrimenti nessuno farebbe il bookmaker (o il giornalista), ma ne esistono di sicuri per suicidarsi. Cambiare le puntate a seconda dell'evento, in base ad elucubrazioni mentali o peggio ancora alle mitiche ‘notizie di prima mano’, è scelta illogica perché aggiunge al rischio già contenuto nella quota anche il rischio quantitativo derivante da cifre diverse.
La quota sbagliata dell'Inter

Pubblicato il 3 febbraio 2011, 11:30

L'entità della puntata è la prima causa di rovina dello scommettitore: non esistono infatti metodi matematici per vincere, altrimenti nessuno farebbe il bookmaker (o il giornalista), ma ne esistono di sicuri per suicidarsi. Cambiare le puntate a seconda dell'evento, in base ad elucubrazioni mentali o peggio ancora alle mitiche ‘notizie di prima mano’, è scelta illogica perché aggiunge al rischio-evento già contenuto nella quota anche il rischio quantitativo derivante da cifre diverse. Giocare sulle favorite non è sbagliato dal punto di vista filosofico, anzi, ma lo diventa quando queste favorite vengono giocate in massa a prescindere da valutazioni tecniche. I bookmaker sono così costretti a modificare le quote ‘tecniche’, basate cioè solo su probabilità sportive, abbassando le potenziali vincite sull’Inter della situazione: il cosiddetto allibraggio è quindi solo un modo per costringere il popolo degli scommettitori a distribuire il proprio gioco su tutti i risultati possibili. Questa la teoria, mentre la realtà dice che sulle squadre più conosciute converge gioco al di là della razionalità: il consiglio è di starne alla larga, tenendo solo d’occhio le occasioni. Nessuno si è mai arricchito con le scommesse sportive dal lato cosiddetto ‘back’ (quello di chi punta, mentre la parte del banco è definita in gergo ‘lay’) usando sistemi matematici puri che prescindessero da considerazioni sportive, eccetto i venditori dei sistemi stessi. Per questo a livello teorico per noi giocatori di piccola taglia hanno valore solo considerazioni in negativo: ‘non’ cambiare tipo di scommessa, ‘non’ alzare la posta quando si è in perdita, ‘non’ giocare su eventi che il bookmaker considera più probabili di noi riflettendo questa visione nella quota. Tutto il resto è scelta, soggetta alla nostra (in)competenza: basta esserne consapevoli, così come del fatto che il margine medio di guadagno del bookmaker, parlando di grandi numeri, si aggira sul 10% a giocata (sarebbe il cosiddetto aggio, ne riparleremo). Arrivederci alla prossima puntata, sperando di condividere con tutti i lettori del Guerino le esperienze di (piccoli) scommettitori sullo sport. Stefano Olivari stefano@indiscreto.it

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