Boateng, l'arma del Milan

Boateng, l'arma del Milan

Pubblicato il 2 marzo 2011, 13:00

Diavolo di un rossonero, ma non potevi restare in panchina? Napoli intera se lo sarà domandato, lunedì scorso, dopo essersi scossa dal sogno Scudetto. Se il Milan vince, convince e vola a +5 dai cugini nerazzurri dell'Inter (e a +6 dagli uomini di Mazzarri) il monopolio dei meriti va diviso almeno per tre: tra Zlatan, Pato e Boateng. Tre, sì, come i gol rifilati dalla banda di Allegri a Cavani e compagni. Ma se le magie di Ibra non stupiscono più, se ai lampi di genio del Papero brasiliano c’eravamo già abituati da un pezzo, la tenacia di Boateng emerge come un fattore nuovo, un fattore in più. L‘arma in più del centrocampo. La nuova faccia del Milan che spopola è (anche) quella di un ex ragazzino cattivo, di Kevin “Prince”, il Principe, diventato buono perché prima o poi bisogna crescere solo alzando le spalle. I tempi dell’Hertha rimangono lì, ai margini del quartiere popolare di Wedding, Berlino, dove KP s’è fatto le ossa proteggendole con una patina d’arrabbiatura. A 17 anni debutta in prima squadra, ma le baruffe con l’allenatore non promettono nulla di buono. E allora via, in Inghilterra. Nel 2007 firma per il Tottenham: due giorni dopo sposa Jennifer. Si narra che Boateng abbia acquistato tre macchine in un pomeriggio appena: una Lamborghini, una Cadillac e una Hummer. I giornali inglesi lo scrutano, lo passano al setaccio. Ma Kevin è fatto d‘acciaio, non si scompone. Agli Spurs resta legato un anno, un intermezzo al Borussia Dortmund (in prestito) e poi il passaggio al Portsmourth, nel 2009, con cui arriva alla finale di FA Cup persa contro il Chelsea e sbagliando pure un rigore. Madre tedesca, papà ghanese, Boateng sceglie l’Africa e il Ghana per andare in Sudafrica, al Mondiale. Al contrario di Jerome, il fratello, fedele alla bandiera tedesca. Ghana-Germania, fratelli contro. E lo sono stati davvero: prima fuori, poi in campo. Kevin, però, è uno di quelli che “Il mondo mi appartiene”, come s’è tatuato sul braccio. Ne ha 13, di tatuaggi. E poi una collezione di scarpe da 160 paia, 200 cappellini, braccialetti d‘oro, orologi. Leggende che alimentano un mito di appena 23 anni. Ma KP, da quando è Italia, ha mostrato solo calcio, niente gossip. Giusto la passione per il canto e Michael Jackson, l’idolo che non c’è più da imitare nello spogliatoio. Il resto sono 968 minuti con la maglia del Milan, 17 presenze e 3 gol in tutto. Il suo è un gioco che spacca perché, come ha detto Allegri, “Boateng quando entra in campo spacca le partite”. Ne sa qualcosa il Napoli. Spezzato a metà dai suoi inserimenti.  Giorgio Burreddu

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