Galliani vellutato

Galliani vellutato

Pubblicato il 12 aprile 2011, 11:22

«Adesso non dite che sono tifoso dell’Inter». Sorride col suo sorriso migliore, Adriano Galliani, dopo aver difeso l’amico Leonardo, per poi aggiungere: «13 anni vicino a Leonardo non si cancellano. Sono andato a prenderlo a Parigi e poi l’ho proposto a Berlusconi come allenatore. Non sono interista ma ho tanto affetto per la persona». È l’ennesima dimostrazione dell’intelligenza del personaggio, il più influente dirigente calcistico dell’ultimo quarto di secolo. Ben più di Moggi, che per contrastarlo dovette inventare varie illegalità (a proposito: la condanna anche in Appello per “violenza privata” non gli ha fatto perdere una sola rubrica). Il bello di Galliani è che non si limita a capire di calcio: si lascia travolgere dalle emozioni. Il suo volto devastato dallo sconforto o trasfigurato nella gioia è un’autentica maschera della moderna commedia italiana. E l’AD rossonero capisce di altre cose ancor più importanti: di soldi e di televisioni. Qualcuno dirà che è facile, nella sua posizione. Ribatto: indicatemi altri collaboratori di Berlusconi di cui nessuno mette in dubbio la competenza… Di questo quarto di secolo accanto al Cavaliere, l’ex Antennista (lo definivano così) cancellerebbe solo 5 minuti. No, non quelli in cui il Liverpool rimontava nella più incredibile finale di Champions. E nemmeno quelli in cui – a disagio, imbarazzato, lucidissimo - sibilava al telefono al fido Meani: “Spinga, spinga”. I 5 minuti che Galliani vorrebbe non fossero mai esistiti - che spiegano anche la manifestazione d’affetto e sportività nei confronti di Leonardo - avvennero sul campo di Marsiglia, la notte del 20 marzo 1991, quando il suo svolazzante impermeabile bianco calcò l’erba per far sospendere la partita. Un lampione si era spento, il Milan stava perdendo, Galliani pensò di ritirare la squadra dal campo. Follia punita con un anno di squalifica dall’Europa. Indignato, Candido Cannavò scrisse di “volgare antisportività” e definì Galliani “truce emiro”. Ora, quando hai vinto tanto, non è uno scudetto o una coppa in più che fanno la differenza: è la reputazione. Galliani ha deciso di completare la sua parabola spargendo sorrisi e frasi vellutate. Rudi Ghedini

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