Riconoscere l'Epo

L'ex maratoneta Roberto Barbi, sesto nel 1998 a New York e plurisqualificato per doping, racconta la sua storia e gli effetti pratici dell'assunzione di certe sostanze. Indicando anche un modo per individuare chi è più o meno 'pieno'...
Riconoscere l'Epo

Pubblicato il 25 aprile 2011, 05:55

(...) Roberto Barbi, 45 anni, lucchese (di Borgo a Mozzano) titoli e record a raffica, un 6° posto alla Maratona di New York del 1998, e poi la frenata drammatica, la trappola del doping e la caduta con la faccia nel fango nell’indifferenza di un mondo, quello dell’atletica, che finge castità additandolo come unico colpevole. Una storia a tratti tragica che ha deciso di rendere pubblica, per la prima volta, dopo la confessione resa ai Nas di Firenze all’interno dell’inchiesta «Operazione Quadrifoglio». Arriva trafelato in tuta e scarpe da ginnastica, appuntamento in un bar di Lucca, subito dopo il turno quotidiano da operaio alla cartiera di Lugliano. Barbi, come è cominciato il suo incubo del doping? A 26 anni, quando sono passato dalla corsa in salita alla maratona. I maratoneti più forti mi guardavano come quello che non poteva stare al loro passo. Se avessimo cor­so tutti alla pari e 'puliti' senza prendere niente io avrei avuto tempi di 2 ore e 14 mi­nuti. Sarei stato inferiore solo a Stefano Baldini che è uno da 2 ore e 13 minuti. Ma quando ho capito l’antifona ho pensato che c’era solo un modo per essere competi­tivo, prendere l’Epo anch’io. (...) E funzionava? Sempre. Se ti fai di Epo non avverti più la fatica, di notte sei ancora talmente su di gi­ri che ti viene voglia di saltare giù dal letto e metterti a correre fino a quando non sei cotto. Nonostante le 8 ore di turno alla car­tiera, riuscivo ad allenarmi correndo fino a 35 km al giorno. Un Superman. Un elisir del successo, una corsa senza o­stacoli a vederla così. Correvo e vincevo. Per forza, con il doping abbassi i tempi di 1 minuto nella mezza maratona e fino a 5 minuti sui 41 km. Ma stava diventando un inferno. Correvo solo per pagarmi l’Epo che mi costava 250 mila lire alla settimana, un milione al mese mi­nimo. E poi dopo aver preso quella roba lì stavo male: palpitazioni, nausea a fine cor­sa, insonnia e naturalmente la depressione da astinenza. Non te ne accorgi, ma intanto sei diventato dipendente dalla sostanza e senza non puoi più stare. Se la sospendi smetti di essere vincente. Così vincente da dare nell’occhio e l’antidoping la trova positivo. La prima volta mi hanno beccato alla Maratona di Firenze del ’96: feci il ter­zo posto, correndo in 2 ore e 17 minu­ti. Sono stato un ingenuo, avevo un po’ di raffreddore e ho preso l’efedri­na. Però dalla federazione non mi fer­mano, mi lasciano fare, capiscono che posso essere un 'cavallo buono' e non mi controlla nessuno. Nel ’98 corro la Maratona di New York, ero pieno di ro­ba, arrivo 6°. A un certo punto si sparge la voce che stanno facendo controlli sul­le urine di un atleta italiano… Ero io. Ma ho continuato ancora indisturbato fino ai Mondiali di Edmonton 2001 quando mi hanno trovato positivo per la seconda volta e sono stato squalifica­to per quattro anni. Pena ridotta a 25 mesi, ma è recidivo e come il gallo l’antidoping glie le canta per la terza volta. Nel 2003 nella 50 km. Avevo provato a ri­mettermi in carreggiata e mi sono tra­sferito con la famiglia da Lucca nelle Marche. A Grottazzo­lina la società per cui cor­revo mi aveva offerto un lavoro da 700 euro al mese e un’occupazione anche per mia moglie. Non potevo rifiutare, ma ho sbagliato, sono ricascato nel doping ed è stata la fine. Mi hanno iso­lato. Sono rimasto senza lavoro, avevo tut­to il mondo contro. (...) Stiamo parlando di un fenomeno in crescita? L’80% degli amatori posso assicurare che assume sostanze dopanti. A livelli alti ci stai solo se prendi qualcosa al­trimenti sei tagliato fuori. E io li rico­nosco lontano un chilometro. Quando si presentano all’arrivo freschi come una rosa, senza una goccia di sudore, so che in vena hanno l’Epo. Braccia a 'pelle di galli­na' hanno preso sicuramente stimolanti, la 'coscia da modella' è indice di tanto Gh. Le contratture di certi calciatori di 40 anni che corrono come diciottenni mi danno molto da pensare, ma non credo che nes­suno abbia interesse a controllare sul serio. (...) Fonte: Massimiliano Castellani per Avvenire, link alla versione completa dell'articolo

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