Un mercato da bulimici

Un mercato da bulimici

Pubblicato il 31 gennaio 2012, 12:21

Il problema, in questi tempi di emotività dilagante, è mantenere un pizzico di lucidità. Ieri al calciomercato di Milano si sono menati: un giornalista e un procuratore. È arrivata la pattuglia della polizia, forse stupita che stavolta non ci fossero di mezzo fatture false o scommesse. Ma questo mercato sarebbe tutto da legare. Come si faceva un tempo coi pazzi. Non ci trovo più una logica, un nesso. Il pathos cresce di ora in ora, per un qualunque prestito o comproprietà, e sinceramente già guardo a domani con trepida speranza, nell’attesa che si smontino i pannelli nell’hotel e si abbassino i toni. Al Milan non arriva Tevez? E allora si prende Maxi Lopez. Come sostituire un’auto dallo scatto bruciante con un suv lento e potente. Cellino non molla Nainggolan? Che importa? Ecco Padoin, tralasciando che in casa Juve ci fosse già Pazienza. Del resto hanno preso e ceduto Ziegler durante il ritiro estivo. Oppure si prende Guarin senza ancora sapere se Thiago Motta partirà o resterà. Di più: un centrocampista, quello colombiano, che ha sempre giocato in un centrocampo a tre e che viene piazzato adesso in uno a quattro. Sarà un mio limite, ma mi pare che metà (vogliamo fare di più?) delle operazioni in corso non servano a nulla. E sono convinto che molti acquisti di questi giorni faranno fatica a scendere in campo. E allora perché? Per tre ragioni semplici semplici. La prima è che bisogna dare qualcosa alla piazza, ai giornali, all’opinione pubblica. Pare ormai da sfigati chiudere un mercato senza fare operazioni. Vanno bene anche scambi e prestiti a zero, visto che non ci stanno soldi, l’importante è tracciare i movimenti. In seconda battuta per gli agenti, che fanno il loro gioco spudorato. La sola Inter ha ormai 40 milioni di debiti verso Agenti Fifa, senza che la corsa accenni a fermarsi. La terza e più forte è che non esiste più una programmazione all’interno dei club. Si vive di decisioni estemporanee, tutte emotive, dettate dai presidenti e non più dai Direttori sportivi, un tempo depositari del sapere calcistico e del bene del club. Ora sono ai margini, soppiantati dai soliti procuratori. Se Dio vuole, stasera finisce tutto.

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