Carlo Petrini, dal fango a Dio

Carlo Petrini, dal fango a Dio

Pubblicato il 16 aprile 2012, 10:29

Mi è arrivato un sms stamattina: «È morto Carlo Petrini». Lo avevo sentito poco prima di Natale. Avevo comprato il suo ultimo libro su Moggi, nemico dichiarato da un po’ di anni. Si erano ritrovati in aula: tre milioni di euro di risarcimento chiesti dall’ex Direttore generale della Juve al compaesano di Monticiano. «I ricchi e i potenti sono circondati di avvocati e appena possono gli piace tanto portare la gente in tribunale» scriveva lui. È stato un week-end duro per noi del calcio. Che ci ha ricordato quanto la vita sia effimera, transitoria e quanto grande sia la caducità umana. Vedere morire un ragazzo di ventisei anni in mezzo al campo è un’immagine che difficilmente scomparirà dalla memoria. Nella mia rimarrà per sempre anche il ghigno beffardo di Carlo, Carlino. Era un personaggio discusso e discutibile, fatto di difetti più che di virtù. Ma era una persona. Come si dice in questi casi, e non so cosa significhi esattamente, Petrini era uno vero. Spigoloso, a tratti ingestibile, con una vita piena di cazzate ed errori. Prostitute, doping, partite vendute e comprate, la fuga dall’Italia, la decisione di non rientrare nemmeno alla scomparsa del figlio. Poi la svolta come scrittore. Nel Fango del Dio Pallone è il nostro piccolo Romanzo criminale, la verità sul calcio italiano degli Anni 70 e 80 spiattellato in faccia ai benpensanti. Petrini non risparmiò nessuno. Scrisse i nomi dei compagni e dei dirigenti che avevano accettato al pari suo la strada della corruzione, alcuni diventati nel frattempo famosi. Quel libro coraggioso, che rompeva il muro dell’omertà, gli costò gli ultimi rapporti interni al pallone. Un reietto, emarginato o, nel migliore dei casi, compatito come uno sfigato, come un dropout. Ma quel libro gli portò tantissimi lettori e l’apprezzamento di un pubblico meno conformista, una sorta di tribù che passò di libro in libro. Alcuni importanti, a cominciare dalla bella inchiesta sulla fine di Bergamini (ce ne occuperemo nuovamente anche noi sul Guerino in uscita a maggio). Un autore apprezzato. Lo abbiamo intervistato più volte sul Guerino. A ogni scandalo, era quasi inevitabile sentirlo: «E ti stupisci ancora?» mi chiedeva ironico. Era affabile, a suo modo cordiale, benché intagliato nel tronco toscano, la lingua che rotea e non si può fermare. Verrà sepolto domani a Lucca. Il più corrotto dei calciatori è stato a suo modo anche il più onesto. Strana davvero la vita. twitter@matteomarani

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