La grande riforma di Agnelli

La grande riforma di Agnelli

Pubblicato il 29 ottobre 2012, 09:02

Andrea Agnelli nei giorni scorsi ha sostenuto che il calcio italiano ha bisogno di grandi riforme, è una posizione che torna ad onore del simpatico e illuminato presidente della Juventus. Perché in realtà un calcio italiano senza riforme tornerebbe ad esclusivo vantaggio dei grandi club, basta che non facciano un calciomercato da smobilitazione (come è stato per il Milan, la cui formazione sabato sera avrebbe potuto essere tranquillamente quella del Genoa per nomi e qualità) e come per magia si ritrovano in testa alla classifica a colpi di decisioni arbitrali 'fifty fifty' che quasi sempre gli dicono bene. Poi a Catania si era ben oltre questo scenario, ma lasciamo ad altri l'inutile dibattito sulla moviola in campo. Diciamo inutile perché tanto decide (una volta l'anno) l'International Board e non è che le singole federazioni possano procedere in ordine sparso: può sembrare un limite, ma invece è una delle fortune del calcio che non deve distinguere i suoi campioni fra WBC, WBA, IBF, WBO, eccetera, come fa la boxe. Esistono però, come nella nobile arte, la categorie di peso e così è imbarazzante assistere ad incontri fra pesi massimi e persi piuma, con l'arbitro che ha il terrore di essere preso a mazzate dal peso massimo e dai media che devono vendere i propri prodotti ai tifosi del peso massimo. La verità storica di Calciopoli è tutta qui, va ben al di là delle condanne e delle prescrizioni. In una realtà dove strutturalmente possono vincere solo in tre o quattro, che a turno cercano di fregarsi, è chiaro che gli altri sedici saranno sempre penalizzati. E' un discorso impopolare, perché le concorrenti della Juventus di oggi (Napoli di sicuro, forse anche l'Inter) sono le prime a ritenere di avere uno status diverso rispetto ai Catania (fresco di Inter e di un'altra di quelle scelte 'fifty fifty', oltretutto) e ai Chievo della situazione. Ritengono di meritare lo stesso 'rispetto' (nell'accezione negativa del termine) della Juventus, ma al tempo stesso non vogliono creare le basi perché il campionato di serie A sia giocato da venti (ma facciamo anche sedici o quattordici) realtà che in prospettiva in pochi anni possano tutte puntare allo scudetto. Non stiamo preparandoci alla solita tiritera su NBA e NFL, mondi lontanissimi e non solo in senso sportivo. Diciamo solo che l'Al Mansour della situazione, se per ipotesi si innamorasse del Catania, non riuscirebbe a portarlo al livello tecnico e di prestigio della Juventus nemmeno in cento anni. Qui si è ormai tutto cristallizzato, per non dire incancrenito e se le prime quattro squadre per tifosi messe insieme sfiorano l'80% degli appassionati di calcio significa che non cambierà mai niente. Napoli, Inter e quando si riprenderà anche il Milan potranno lavorare per condizionare altri Maggiani, anche se la Juventus avrà sempre qualche arma extracalcistica (la deferenza verso gli Agnelli è assurda, con tutto quello che l'Italia gli ha regalato nel corso dei decenni) in più. Non capiamo però perché ci siano altre sedici squadre che partecipano a questa sceneggiata, con gli eretici (la Roma, per non dire Zeman) che vengono riportati sulla retta via a suon di frustate. Sì, ci vuole una riforma. Seguire altri sport, ad esempio.

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading

Sport Network potenzia la sua offerta social siglando un accordo strategico con Calciatoribrutti, la community calcistica più importante di Italia

"Consolidiamo la nostra leadership nel mondo dell’informazione sportiva”, afferma Valerio Gaviglia, Direttore Generale Sport Network

Transfermarkt e Sport Network siglano una partnership strategica per il mercato italiano

Annunciato l'accordo tra la piattaforma internazionale dedicata al calcio e la media company del Gruppo Amodei