La Decima obbligatoria di Mourinho

La Decima obbligatoria di Mourinho

Pubblicato il 27 dicembre 2012, 09:55

Solo la Decima, intesa come Coppa Campioni-Campions League del Real Madrid, potrà salvare la panchina madridista di José Mourinho, ammesso che allo Special One importi qualcosa di salvarla considerando il modo evidente in cui il Chelsea (senza dimentricare un Manchester City dove Mancini ha perso il controllo della situazione) lo sta aspettando e le possibilità che si possono aprire al PSG dove l'asse Leonardo-Ancelotti sta scricchiolando da settimane. L'esclusione di Iker Casillas dalla partita contro il Malaga ha soltanto certificato che Mourinho è entrato nella modalità a lui più cara, quella 'io-noi contro il mondo' che è poi quella che nello sport agonistico di solito paga i dividendi più alti (vedere i Miami Heat dell'anno scorso nella NBA o la Juventus di adesso, tanto per non risalire alla solita Italia del Mondiale 1982). Casillas non è solo uno dei portieri più forti del mondo (quando è al suo meglio, quindi non in questo momento), ma uno di quelli che ricorda a Mourinho e allo stesso Florentino Perez le glorie europee più recenti, quelle del 2000 e del 2002. In più è l'ultimo campione prodotto in casa, imbarazzante il confronto con quanto avviene al Barcellona, oltre che il delegato del resto della squadra quando c'è da parlamentare con l'allenatore. Di solito per chiedere ritiri meno 'chiusi' (in sostanza di fare quel che si vuole la sera prima della partita), ma anche per esprimere opinioni tattiche che mal si conciliano con le necessità gerarchiche dello sport e le abitudini dello stesso Mourinho. Ovviamente il vero problema si chiama sempre Barcellona, un sistema così perfetto da rendere inutile la figura dell'allenatore fenomeno. I successi di Villanova, oltretutto nelle condizioni di salute in cui è, hanno ridimensionato Guardiola ma anche Mourinho. Questa è in fondo la vera sconfitta di un uomo che è riuscito a invertire abitudini perdenti in molti ambienti (dal Chelsea all'Inter, il suo vero sogno è farlo con il Portogallo prima che Cristiano Ronaldo sia da buttare), ma che al Real si è scontrato con una storia più forte di quella dei suoi singoli protagonisti.

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