Il Cagliari che preoccupa

Il Cagliari che preoccupa

Pubblicato il 28 dicembre 2012, 10:47

Il Cagliari di Massimo Cellino è una società sostanzialmente sana, per questo il fatto che non abbia uno stadio agibile e che sia in ritardo di tre mesi con il pagamento degli stipendi fa impressione e dovrebbe indurre a preoccuparsi i veri padroni (fra cui non c'è Cellino) del calcio italiano. Della vicenda Is Arenas è stato ormai scritto tutto, la realtà è che la partita giocata in casa-trasferta a Parma contro la Juventus non rimarrà probabilmente l'ultima. Creando danni da mancati incassi (non è stato il caso della partita con in bianconeri, anzi), da fattore campo inesistente e da spese di vario genere che una squadra di globetrotrotter con destinazione scoperta all'ultimo minuto deve sostenere. Sono stati spesi quasi 20 milioni di euro fra Is Arenas e acquisizione dei terreni ad Elmas, ma con buona pace della Lega in serie A c'è una squadra che non ha uno stadio utilizzabile per la serie A. Anche se rimane imbattibile il record del Treviso 2005-2006, che disputò il campionato di A in uno stadio (il Tenni) che non sarebbe stato omologabile nemmeno per la B. La questione stipendi, come ha ricordato il direttore generale Marroccu (Cellino è tornato nella sua Miami), non può invece essere ricondotta tutta allo stadio, perché ci sono da pagare al Comune di Cagliari debiti di vecchie gestioni (addirittura anni Settanta) e soprattutto sono venuti a mancare contributi pubblici importanti da parte della Regione Sardegna. Un grido di dolore populista, sfruttando la passione popolare (a Cagliari piuttosto tiepida, va detto, nonostante questo sia il nono campionato di fila in serie A: per trovare di meglio bisogna tornare a Gigi Riva), perché non si capisce l'utilità sociale di una regione nello sponsorizzare una squadra di calciatori professionisti invece che di un altro sport o di un altro settore. Lo schema è sempre lo stesso: siamo privati quando si guadagna ma di interesse pubblico quando si perde.

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