La disciplina di Ferguson

La disciplina di Ferguson

Pubblicato il 9 maggio 2013, 10:08

Alex Ferguson lascia il calcio del campo, ma non il Manchester United, perché a 72 anni e con vari problemi cardiaci si ritiene giustamente troppo vecchio per la battaglia. Pochi fuoriclasse scendono dal ring con le proprie gambe, ancora da vincenti, Ferguson sarà ricordato fra questi pochi. Al di là dei santini standard, non è strampalato porsi una domanda: in cosa risiede l'unicità di sir Alex? Non certo nella tattica calcistica, dove raramente ha derogato dal 4-4-2 britannico-moderno (cioé senza palla mazzolata in avanti, ma con grande lavoro degli esterni e quasi sempre una seconda punta di raccordo) e meno che mai nella preparazione atletica, visto che molte (troppe) delle 27 stagioni alla guida dei Red Devils, anche quelle trionfali, sono state chiuse in calando. L'unicità di Ferguson è stata quella di avere gestito, prima ancora che allenato, per 27 anni (il record mondiale, ad alto livello, sono i 44 di Roux con l'Auxerre) un club facendogli cambiare pelle più volte. Molti grandi allenatori hanno avuto grandi cicli, anche in più squadre (di Ferguson va ricordato anche il grande Aberdeen di inizio anni Ottanta: il gol in tuffo di John Hewitt nella finale di Coppa delle Coppe 1983, contro il Real Madrid, è ancora oggi oggetto di culto), ma nessuno è riuscito ad avere più cicli vincenti con lo stesso club. Dallo spogliatoio indisciplinato dell'epoca di Bryan Robson ai giorni nostri, passando per la squadra solida degli Ince e degli Hughes, la generazione Beckham-Neville, l'era Rooney (dal 2004) al cui interno il Man U si è trasformato più volte (memorabile la versione catenacciara e vincente, con Cristiano Ronaldo, che vinse la Champions 2008), eccetera. Da sottolineare il fatto è che nel terzo millennio Ferguson è stato l'unico allenatore britannico di vecchia scuola ad essere credibile in campo internazionale, visto che il Manchester United non ha mai finora avuto la tentazione del guru straniero come Chelsea, Arsenal, Tottenham, Manchester City, Liverpool. Se proprio vogliamo trovare una costante in Ferguson, troviamola nella disciplina. Che Ferguson ha preteso dagli altri ma anche da sé stesso. Decenni di grande calcio senza mai aver giocato sporco sono più importanti dei pur tantissimi trofei. Il rispetto, compreso quello di conferenze stampa con giornalisti zerbinati (a cui qualche volta abbiamo assistito di persona), Ferguson se lo è guadagnato con le proprie forze. E non per il marchio di un grande club, quale il Manchester United era stato anche prima di lui.

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