Un bellissimo Natale senza ultras

Un bellissimo Natale senza ultras

Pubblicato il 23 dicembre 2013, 11:08

Inter-Milan si è giocata in un San Siro pieno, ma senza cori né striscioni delle due curve. Dopo la sospensione della squalifica a quella nerazzurra, per i soliti motivi (discriminazione territoriale), la Questura ha proibito a quella del Milan di portare la propria coreografia all'interno dello stadio. Una coreografia fra l'altro autorizzata dalla società (quindi al 100% non offensiva nei confronti di chicchessia, vista l'aria punitiva che tira), ma che la Digos ha preteso di ricontrollare la mattina nel piazzale antistante lo stadio, dove le varie pozzanghere l'avrebbero sicuramente rovinata. Rifiuto degli ultras del Milan e coreografia proibita 'a prescindere'. A questo punto è scattata la solidarietà della curva interista, che ha rinunciato ad esporre la propria coreografia, preparata da mesi. Insomma, il solito mostrare i muscoli per questioni formali quando a 300 metri dagli stadi la gente si accoltella. E i controllati, non per la prima volta, ne sono usciti molto meglio dei controllori. Non è però questo il punto, visto che ormai le 'squalifiche' nei confronti del tifo organizzato non fanno più notizia. Il punto è che una partita del genere, giocata in uno stadio pieno ma silenzioso, che si scuoteva solo nelle rare fasi esaltanti del gioco, ha mostrato per la prima volta in Italia la realtà di buona parte della Premier League. Interesse per quanto sta accadendo in campo, ma tutti composti e silenziosi. Non proprio come a teatro, perché molte azioni venivano sottolineate, ma quasi. La cosa che è difficile da scrivere, perché va contro il mitico 'mercato', è che si stava benissimo. Senza cori, senza bandiere, senza striscioni, ognuno degli ottantamila presenti rappresentava soltanto sé stesso. Senza per questo smettere di tifare Inter, Milan o altro, ma portando lì solo la propria persona senza la retorica del dodicesimo uomo in campo: chi urlava qualcosa lo faceva perché se lo sentiva, non perché anche altri lo facevano. Meraviglioso, da ripetere anche senza gli stadi di proprietà, il merchandising, i cinema, i supermercati e via cementificando con sconto sugli oneri di urbanizzazione. Perché il grande equivoco è che si parli di ultras, ovviamente in forma colpevolista, solo in seguito a fatti di cronaca nera. Invece è assurdo proprio il semplice fatto di inquadrarsi in un piccolo esercito per assistere a una partita di calcio.

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