Anni 90: Marcelo Otero, l’Avioncito del Vicenza dei miracoli

Anni 90: Marcelo Otero, l’Avioncito del Vicenza dei miracoli

Pubblicato il 11 giugno 2014, 12:40

Una delle favole sportive più belle degli Anni 90 è certamente quella del Vicenza di Guidolin, una storia fantastica con un crescendo di emozioni che hanno portato i biancorossi a sfiorare addirittura un trofeo europeo dopo aver stupito in Italia. Il centravanti di quella irripetibile squadra si chiamava Marcelo Alejandro Otero, attaccante uruguaiano, nato nel 1971 a Montevideo. I primi calci ad un pallone li tira con lo Stocolmo e viene notato da alcuni osservatori del Rampla Juniors con cui esordisce in prima squadra a soli sedici anni. L’allenatore Juan Borteiro crede in lui, pensa sia un predestinato e lo lancia senza timori. Passa al Nacional, torna al Rampla e poi arriva la prima grande occasione della vita: la chiamata del Penarol nel 1992. Vince tre scudetti in tre stagioni e si candida come attaccante titolare per la nazionale dell’Uruguay con la quale vincerà la Coppa America nel 1995. Sostituisce l’infortunato Ruben Sosa, segna tre gol e il suo nome finisce sui taccuini di molti dirigenti europei. Paco Casal, il suo potente procuratore, lo piazza al Vicenza (insieme al difensore Gustavo Mendez) per due miliardi e mezzo di lire, i biancorossi sono appena tornati in A e Otero diventa il bomber della squadra neopromossa guidata dal confermatissimo Guidolin. L’adattamento al campionato italiano non è così problematico, più difficile invece è la quotidianità fuori dal campo, è infatti vittima di un episodio scomodo a Vicenza quando viene fermato dalla Polizia stradale per eccesso di velocità nei pressi di un centro abitato. Durante il controllo viene sottoposto all’etilometro e i valori risultano superiori a quelli consentiti dopo una cena con i genitori e qualche bicchiere di troppo, in più, la patente internazionale risulta scaduta. La vicenda non passa inosservata, le speculazioni si sprecano e il parlamentare leghista Erminio Boso arriva a chiedere l’espulsione di Otero dall’Italia, i problemi extra-calcistici però non condizionano troppo il sudamericano che con 12 gol in 30 gare contribuisce a tenere il Vicenza nella massima serie. La stagione successiva è quella della consacrazione per Otero che inaugura il campionato con un poker personale al Franchi contro la Fiorentina, è la prima gioia di un’annata destinata a diventare storica. Il Vicenza naviga comodamente a metà classifica e chiude con un sorprendente ottavo posto a 47 punti. Nel frattempo però, la squadra di Guidolin vola anche in Coppa Italia: Lucchese, Genoa, Milan e Bologna cadono sotto i colpi della formazione vicentina che raggiunge la finale. Tra i biancorossi e il trofeo c’è solo il Napoli che viene travolto al Menti 3-0 ai supplementari. Il Vicenza conquista un successo leggendario che proietta i veneti in Europa, dove Otero non riesce a incidere troppo: un infortunio patito alla caviglia destra contro la Samp lo tiene fuori per due mesi e mezzo, ma soprattutto il rapporto con Guidolin si incrina perché il tecnico gli preferisce spesso Luiso come unica punta. L’uruguaiano tuttavia sigla un gol anche nella cavalcata europea in Coppa Coppe: la favola si interrompe in semifinale a Stamford Bridge contro il Chelsea, i londinesi ribaltano il risultato dell’andata spegnendo i sogni vicentini. L’ultima stagione di Otero, 1998-99, segna la retrocessione in B dei biancorossi nonostante i 10 gol in 29 partite dell’attaccante che lascia l’Italia per sbarcare al Siviglia, due anni con tante ombre, poche reti e la voglia di tornare in Uruguay. Rientra in Sudamerica e veste la maglia del Colon, chiudendo la carriera al Fenix, club di Montevideo nel 2003 a soli 32 anni. Attaccante d'area, astuto e rapido sotto porta ma in grado di rendersi utile anche sulla fascia, motivo per cui Guidolin lo utilizzò spesso come uomo di raccordo fra il centrocampo e la linea offensiva. È stato il centravanti del Vicenza dei miracoli, uno degli artefici principali di una parentesi mitica che al Menti non riescono proprio a dimenticare. Matteo Ciofi

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