Conte, Tavecchio e due anni da fenomeni

Conte, Tavecchio e due anni da fenomeni

Pubblicato il 31 agosto 2014, 21:14

L'Italia si qualificherebbe alla fase finale di Euro 2016 anche mettendosi a tirare apposta nella propria porta, quindi la consueta aria fritta dei nostri commenti nel caso delle prime convocazioni azzurre di Conte si trasforma subito in aria frittissima. Questo non ci impedisce di notare come la prima scelta forte della sua gestione non sia stata la quantità industriale di centrocampisti convocati o le stravaganti chiamate di Zaza o Padelli (utilissimo il quarto portiere per due partite, di cui una amichevole), ma l'accantonamento tecnico e umano di Balotelli. Come a dire: questa è la mia Nazionale, nel bene e nel male la faccia è la mia. È anche per questo che non si è nascosto dietro codici etici, affermando che sarà lui il responsabile di ogni decisione. Un atteggiamento che alla Juventus non si sarebbe mai potuto permettere, in un club e a maggior ragione in un club che vuole solo allenatori aziendalisti non ci si può mettere fare i fenomeni con i giocatori di maggior talento, per quanto difficili da gestire. In Nazionale è diverso, essendo la squadra di tutti il c.t. non si sente dipendente di nessuno. Poi dipende anche dal carattere dei singoli, essendo evidenti le differenze fra un Vicini e un Sacchi. Conclusione: ci aspettano due anni di scelte fenomeniche e di atteggiamenti da 'uomo vero', in fondo è più facile fare i duri con un ragazzino che con Agnelli. Vale per lui come per Tavecchio, che dietro all'immagine forte di Conte si è astutamente nascosto cercando di far dimenticare la sua. Poi il giudizio storico avverrà, secondo le peggiori tradizioni, non sulla base della storia di questi due personaggi ma solo quella di un pallone che andrà in gol o fuori di pochi centimetri a Francia 2016. Twitter @StefanoOlivari

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