Tecnologia sì, Moviola no

Tecnologia sì, Moviola no

Pubblicato il 13 ottobre 2014, 12:15

Non passa giorno in cui nel dibattito italiano non si parli di moviola in campo, tema che all'estero beatamente ignorano. Nell’ultima settimana si sono espressi in materia Galliani (favorevole), Allegri (contrario), Berlusconi (favorevole), Nicchi (contrario), Stramaccioni (favorevole). Ormai è uno dei pochi, facili espedienti per accendere le discussioni e attirarsi qualche simpatia gratuita. Ha iniziato il marpione Blatter, ha proseguito Tavecchio all’indomani delle polemiche suscitate da Juventus-Roma. Costa nulla e rende molto, visto che ad alcuni appare come la panacea di tutti i mali. La maggioranza del pubblico è infatti convinta che la possibilità data all’arbitro di rivedere le immagini porti alla cancellazione degli errori. Non è così. Un arbitraggio fazioso o influenzato dalla famosa sudditanza psicologica non si misura negli episodi centrali della partita, bensì in quelli meno visibili. Nessun direttore di gara – neppure il più condizionato – sorvolerebbe su un fallo da rigore in area, ben conscio che le tv lo inchioderanno la stessa sera, mentre è più facile che cambi l’attribuziione di un fallo a centrocampo o che distribuisca in maniera scientifica i cartellini. Per capirci ancora meglio, un centrale difensivo ammonito nei primi dieci minuti di gara è un giocatore zoppo, un cavaliere dimezzato, più perfido che cancellare un gol regolare sotto gli occhi del mondo e a rischio interpellanze. Nei tempi bui di Calciopoli non sono mai stai gli episodi macroscopici a provare il maggiore peso dei grandi club, quanto invece il rapporto tra falli commessi e numeri di cartellini subiti, in cui Juventus e Milan vantavano una sorta di tolleranza sei o sette volte superiore a Chievo o Udinese. Tutto però torna lì, alla Moviola in campo, sorta di oracolo di Delfi, di Grande Verità. Ne discende che chi è favorevole, sulla spinta anche dell’opinionismo maggioritario di giornali e televisioni, è un uomo moderno e illiuminato; chi è contrario o dubbioso è retrivo, vecchio e a favore dei grandi club. Inutile convincere le masse. C’è però una notevole differenza tra tecnologia e moviola in campo, una confusione che almeno questa va sviscerata prima di proseguire. La prima è utile e vorrei dire necessaria. La technology line, per esempio, ha mostrato il suo effetto al Mondiale. Costa molto, ma andrebbe applicata sin da domani mattina su ogni campo, anche di Lega Pro. Non succederà solo perché la Uefa di Platini e Collina ha scelto l'assistente di porta. La tecnologia di linea, definiamola in questo modo, potrebbe riguardare il perimetro dell'area di rigore (forse la mano di Maicon, Rocchi l’avrebbe vista fuori) e – forse forse – anche la “geografia del fuorigico”, intendendo qui il posizionamento dei giocatori al momento del tiro. Detto questo,  dieci giorni dopo non si è ancora chiarito se il gol di Bonucci alla Roma fosse buono o no, tra linea di visione e cono di visione. Prima della moviola, talvolta basterebbe la semplicità. Dicevamo: la tecnologia applicata alle linee di campo l’abbiamo vista in questi giorni nel Mondiale di volley femminile. Perfetta. Spesso nel tennis. Altrettanto perfetta. E così nel basket e in altri sport, con ottimi risultati. In nessuna disciplina però viene impiegata per valutare il contatto, la sua intensità o pericolosità, a eccezione del football americano, un po' lontano da noi. Al massimo, nella pallacanestro si può stabilire una deviazione, ma si è deciso di limitare l’uso della moviola alle gare di Coppa Italia e alle finali di campionato, visto che viene usato uno stesso numero di telecamere. Anche di questo, di produzione, bisognerà infatti discutere nell'eventuale proposta definitiva. A ogni modo, sì all'occhio di falco, no all'idea di estendere sul campo il mitologico Moviolone di Biscardi (con annesso taroccamento). twitter@metteomarani

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