La spiegazione di Simeone

Pubblicato il 1 dicembre 2014, 11:13

Ci voleva un duro come Diego Simeone per dire qualcosa di onesto in mezzo al mare di demagogia che inonda un cadavere caduto a margine di una partita di calcio, in questo caso Atletico Madrid-Deportivo La Coruna. Davvero a margine, senza pretesti sportivi più o meno degenerati: semplicemente una frangia non marginale di tifosi dell'Atletico è di estrema destra e una del Depor di estrema sinistra. Da qui l'agguato che quelli dell'Atletico hanno teso a un pullman di rivali, con alcuni ultras del Depor accoltellati e buttati nel Manzanarre: uno di questi, Javier Romero Taboada, membro dei Riazor Blues, è morto qualche ora dopo in ospedale proprio mentre la partita stava finendo dopo essere incredibilmente iniziata. Agghiacciante il fatto, peggio ancora la pianificazione, perché gli scontri pre-partita sono avvenuti in vari punti, con appuntamenti dati da giorni via web e la partecipazione di tifoserie gemellate: Sporting Gijon per l'Atletico e Rayo Vallecano con il Depor (si parla sempre di gruppi gemellati con altri gruppi, comunque messi insieme fanno migliaia di esseri sub-umani). Non una novità, visto che soprattutto in Inghilterra e in Olanda gli scontri fra ultras sono stati semplicemente spostati dallo stadio ad aree esterne, a volte nemmeno vicine, su appuntamento: e in Olanda, va detto, nemmeno sono riusciti a ripulire totalmente gli stadi. Quando Simeone dice che il problema è sociale e non del calcio ribadisce solo l'ovvio, anche se magari con il retropensiero di evitare ritorsioni da parte del Frente Atletico. E a ribadire l'ovvio, buoni ultimi, arriviamo anche noi: il buon clima che c'è all'interno degli stadi inglesi e tutto sommato anche spagnoli, si traduce in un semplice spostamento della violenza al di fuori. Non è vero che tutte le persone che seguono il calcio sono ignoranti e marginali, anzi è vero il contrario. Però è verissimo che molte persone ignoranti e marginali trovano nel calcio un pretesto per dare concretezza alla propria ribellione contro un presunto sistema: non riusciamo a immaginare un estremista liberale e riformista con in mano un coltello, ma un fascista o un comunista senz'altro sì, per non parlare di chi semplicemente si sente escluso e incanala nell'appartenenza una rabbia più o meno motivata ma sempre senza sbocchi costruttivi. Stiamo parlando di minoranze, minoranze anche all'interno del variegato mondo ultras, ma che senza un appuntamento calcistico farebbero ancora più paura. Lo sanno tutti, ogni tanto è bene scriverlo. La domanda senza risposta è piuttosto un'altra: come mai queste masse violente scelgono, come pretesto per scatenarsi, quasi sempre il calcio? Non è che questo sport, che senza tifo e contrapposizione non esisterebbe, richiami un certo tipo di persone a prescindere? Poi ogni paese ha le sue peculiarità, in Italia ad esempio le commistioni fra politica e calcio sono molto inferiori rispetto a una ventina di anni fa, non fosse altro che perché le curve sono quasi tutte di destra e quindi è venuto a mancare il nemico. Di sicuro, comunque, la congiuntura economica non lavora a favore del calcio visto allo stadio. Twitter @StefanoOlivari

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