Zeman e la faccia sulla retrocessione del Cagliari

Zeman e la faccia sulla retrocessione del Cagliari

Pubblicato il 10 marzo 2015, 10:46

Zdenek Zeman è stato richiamato sulla panchina del Cagliari per mettere la sua faccia su una retrocessione che sembra ormai inevitabile: perché al di là dei pochi punti di vantaggio (rispettivamente 6 e 4), Chievo e Atalanta hanno un organico superiore e alla fine l'unica speranza della squadra sarda è che l'ambiente bergamasco si sfasci dopo l'esonero di Colantuono e le possibili ripercussioni psicologiche (e non) del calcioscommesse. Quasi mai il richiamare l'allenatore esonerato a inizio stagione, ormai scarico e con la testa altrove, è una buona idea. E meno che mai lo è con Zeman, maestro di calcio ma poco avvezzo a quelle soluzioni di emergenza che un altro tipo di allenatore (il Reja della situazione, per dire) adotta con concretezza per salvare la baracca: mettersi nelle mani degli uomini più esperti, mollare le partite impossibili per concentrarsi su quelle possibili, compattare l'ambiente contro un nemico esterno. Non è che Gianfranco Zola e Casiraghi abbiano fatto peggio di Zeman: terzultimo il Cagliari hanno preso e terzultimo lo lasciano, anche se l'ultima vittoria risale al 24 gennaio (2-1 in casa al Sassuolo), in Coppa Italia si è riusciti nell'impresa di farsi eliminare dal Parma e lo spirito era ormai in caduta libera. Nella gestione Zola una sola vera batosta (il 5 a 0 preso a Palermo all'esordio) e tante sconfitte di misura anche con buone dosi di sfortuna, alla fine la sua vera colpa è non aver fatto cambiare passo alla squadra dopo il discreto mercato di gennaio: è stato perso Ibarbo (peraltro ora infortunato), ma è anche vero che in porta è arrivata una sicurezza come Brkic, in difesa Gonzalez e soprattutto davanti è arrivato l'interessantissimo M'Poku. Sabato a Genova sono entrati in campo 5 dei 6 nuovi acquisti (anche Capuano, titolare, e Husbauer, dalla panchina, mentre il figlio d'arte Cop è stato a guardare), ma l'encefalogramma è rimasto piatto. Da qui la scelta di Giulini di cambiare, mentre da Miami Massimo Cellino non può non pensare che il suo Cagliari si è spesso salvato puntando su altri concetti: molti 'uomini di calcio' nello spogliatoio, con tutti i rischi del caso, e meno giovani. Zeman ha altre idee (le condividiamo, a scanso di equivoci) ed è proprio per questo che è stato chiamato e richiamato. Per il momento il progetto Giulini è quello di nascondersi dietro ai totem. Twitter @StefanoOlivari

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