Mazzarri in prospettiva

Mazzarri in prospettiva

Pubblicato il 17 marzo 2015, 11:58

Fra i grandi tifosi di Mancini e Benitez non si può certo annoverare Walter Mazzarri, che negli scorsi giorni con una intervista a World Soccer ci ha tenuto a ricordare i suoi meriti, in rapporto al materiale umano avuto a disposizione, alla guida di Inter e Napoli. Certo è che la media punti di Mazzarri nelle 11 partite di questo campionato è stata di 1,45 (16 punti in 11 partite) mentre quella del suo successore di 1,31 (21 punti in 16 partite) e con una rosa sostanzialmente migliorata: Shaqiri, Brozovic e Santon sono stati fra i più positivi degli ultimi due mesi, Podolski non ha fatto danni. Certo è anche che Mazzarri nell'estate 2013 ha lasciato il Napoli al secondo posto in campionato e con due qualificazioni dirette in tre anni alla Champions League, mentre Benitez con una squadra leggermente migliorata non è andato al di là del terzo posto da preliminare (fallito miseramente) e quest'anno sta facendo peggio. Poi oltre ai numeri c'è la visione della partite, che dà indicazioni diverse: a parità di 3-5-2 il Napoli di Mazzarri aveva una identità molto forte e grande vigore atletico, basando molto del suo gioco su ripartenze e pressing mirato, l'Inter di Mazzarri anche nei sui rari buoni momenti era da encefalogramma piatto, monocorde e senza un'idea di calcio precisa, senz'altro inferiore a quella di Mancini come numero di occasioni da gol create. Sia a Napoli che a Milano l'hanno accusato di essere presuntuoso e troppo legato alle sue idee, ma vorremmo conoscere un allenatore (ci basterebbero anche un giornalista o un tifoso da bar) che non lo sia. Forse è arrivato al grande calcio con qualche anno di ritardo rispetto a gente che la grande occasione ce l'ha avuta servita in giovane età, a volte facendo bene da subito (Mancini e Montella sono esempi di questa categoria) ma più spesso male come Inzaghi o Ferrara. Mazzarri pensa, non a torto, di essere stato penalizzato dalla sua immagine di ex calciatore non di primo piano sia a Napoli (dove De Laurentiis era convinto che non avesse la mitica 'mentalità internazionale', che nessuno sa cosa sia) che a Milano, luogo dove si è aggiunta anche la rabbia per un passaggio di proprietà che Moratti all'atto della firma del contratto gli aveva prospettato come molto lontano. Conclusione? Mazzarri ha un'immagine troppo di provincia ed è escluso che il Bayern si innamori di lui e del suo gioco, ma non ci sembra un allenatore da prendere in giro e soprattutto da prendere come termine di paragone negativo, perché un esonero in 20 anni di carriera parla per lui. Gli scarsi sono altri, i raccomandati che fanno danni sia al microfono che in panchina ma che sono parte di determinate scuderie. Twitter @StefanoOlivari

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