La fine di Calciopoli e il risarcimento della Juventus

La fine di Calciopoli e il risarcimento della Juventus

Pubblicato il 24 marzo 2015, 11:48

Dopo la sentenza della Corte di Cassazione, di cui si conosce soltanto la sostanza ma non il dispositivo (mentre scriviamo queste righe... il dispositivo fra poco, per le motivazioni bisognerà attendere di più), anche la Juventus entra a far parte del grande club dei prescritti. Parliamo della solita Calciopoli e del processo penale, perché invece dal punto di vista sportivo nulla cambia. Anzi. Il fatto che la Cassazione abbia stabilito in maniera definitiva che il calcio italiano di quegli anni sia stato gestito da un'associazione criminale rafforza le squalifiche decise a suo tempo e sulla base di informazioni ovviamente incomplete (diversamente il calcio sarebbe dovuto rimanere fermo per 9 anni, dal 2006 ai giorni nostri: ma questa è la giustizia sportiva, la stessa che mandò in B il Verona soltanto per una telefonata allusiva del suo presidente a un suo ex giocatore) e che non hanno portato a una proporzionalità corretta fra le pene, basti pensare a quanto è stata colpita la Fiorentina al confronto di chi il sistema lo gestiva. Parlare di Juventus è una semplificazione (le responsabilità penali sono personali) giornalistica ma sul piano etico invece non lo è, perché se il sistema veniva coordinato dal suo amministratore delegato e dal suo direttore generale (non dal centralinista o dal terzo portiere) parlare di Juventus e di chi Giraudo e Moggi li ha scelti (cioè gli Agnelli) è doveroso, almeno per chi non lavora su media sotto il loro controllo. Poi nel sistema in tanti cercavano di ricavarsi vantaggi, a partire da quel Lotito che è l'uomo forte (di facciata) della federazione di oggi e purtroppo anche della Nazionale. E adesso? Calciopoli è finalmente finita? No, visto che la causa di risarcimento che Andrea Agnelli ha messo in piedi contro la federazione è ancora in divenire. In un paese serio sarebbe però la FIGC a dover chiedere i danni alla Juventus, per non parlare di Sky e Mediaset che per anni ci hanno fatto vedere uno sport meno credibile del wrestling, anche se una curiosa corrente di pensiero sostiene che non si possa fare causa a un club che è tifato dal 30% degli italiani. Twitter @StefanoOlivari

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