Il fair play di Tavecchio meglio di quello UEFA

Il fair play di Tavecchio meglio di quello UEFA

Pubblicato il 27 marzo 2015, 11:26

Non si sente più parlare della serie A a 18 squadre, che qualche mese fa a parole tutti volevano (perché rinunciare a un mese di calcio finto, del resto? E poi ci sono i contratti con Sky e Mediaset già firmati), ma Carlo Tavecchio prova lo stesso a lasciare un segno sulla sua presidenza FIGC di transizione con il fair play finanziario all'italiana. In sostanza entro il 2018 (per quella data Tavecchio dovrebbe essere stato sostituito da Abodi, secondo gli accordi fra chi conta, ma nella vita non si sa mai) i club di serie A dovranno rispettare una serie di parametri, primo fra tutti quello relativo alla liquidità per affrontare la stagione che deve iniziare (lo scopo è evitare un altro caso Parma: fallimenti sì, ma non a stagione in corso) e secondi quelli che mettono in relazione debiti con valore della produzione e costo del lavoro con fatturato. Finora sono enunciazioni di principio, per dare un giudizio bisogna vedere in quale modo questi parametri saranno quantificati. La data del 2018, per arrivare a un equilibrio fra costi e ricavi, pare molto ottimistica, ma la strada intrapresa da Tavecchio sembra per una volta quella giusta. La differenza con il fair play finanziario UEFA è subito evidente, anche ipotizzando che il piano di Tavecchio vada in porto: i parametri potranno essere sistemati e l'iscrizione al campionato quindi ottenuta anche con semplici aumenti di capitale, in sostanza lo schema del ricco che deve (e può) metterci i soldi in Italia sarà ancora valido, mentre in Europa viene a parole osteggiato. Meglio la via italiana, per una volta, a meno di non desiderare che le realtà medie rimangano medie per sempre. Per non parlare di quelle fuori dai radar della A: un miliardario potrebbe per motivi extracalcistici innamorarsi di Venezia, di Matera, del lago di Como, perché le squadre locali non dovrebbero beneficiarne? Non dimentichiamo il modo in cui i club più tifati d'Italia sono diventati tali: tanti soldi messi dai loro azionisti, grandi campioni che per decenni hanno dominato nell'immaginario collettivo di chi si avvicinava al calcio, tante vittorie e media appecoronati (il miliardario oltre ai giocatori potrà comprare anche un giornale, no?) a pomparle. La UEFA pensa che ormai chi ha avuto ha avuto, ma è soltanto un favore di Platini a chi è già forte per scongiurare scenari di secessione. Previsione? Alla fine saremmo già contenti se si riuscirà a far rispettare il parametro della liquidità, anche soltanto con fideiussioni non tarocche. Twitter @StefanoOlivari

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