Conte e la strana persecuzione della Juventus

Conte e la strana persecuzione della Juventus

Pubblicato il 5 novembre 2015, 11:16

Antonio Conte nell'immaginario collettivo è stato, è e sarà sempre l'allenatore della Juventus: vale per i tifosi bianconeri ma anche per gli antipatizzanti. Questione di physique du rôle da uomo di calcio anni Settanta, di mentalità, di immagine (nel suo caso rispondente al vero) di allenatore martellante che pensa soltanto al campo. Per questo Metodo Conte, il libro di Alessandro Alciato uscito oggi per Vallardi, farà discutere molto, soprattutto per la parte riguardante il burrascoso divorzio dagli Agnelli avvenuto a stagione 2014-15 appena iniziata. Abbiamo appena acquistato l'eBook, quindi non commentiamo un'opera non ancora letta e ci limitiamo alle anticipazioni, come il racconto di uno sfogo contro Buffon e Marotta alla vigilia della partita con il Cagliari, a scudetto già conquistato, importante giusto per il superamento dei 100 punti. Una scena teatrale ma molto credibile, in cui c'è tutto Conte e la sua ossessione per la tensione da tenere sempre alta: a volte un bene, per evitare episodi tipo le calze di Morata, a volte un male perché i giocatori ad un certo punto scoppiano di testa. Di sicuro un atteggiamento studiato, senz'altro non alla base del divorzio dalla Juventus che ha avuto come prima causa un calciomercato ritenuto non da prima fascia europea. La società e Allegri gli hanno subito dimostrato, andando ad un passo dalla vittoria in Champions League, che ad avere torto in questo senso era Conte. Ed è lì che nella testa del c.t., primo obbiettivo del prossimo Milan e primo ex aequo (con Ancelotti) della prossima Roma, si sono scatenati sentimenti e atteggiamenti che definiremmo irrazionali, pur con tutta la stima per quel grande allenatore che è. Ha basato ovviamente la Nazionale su giocatori della sua Juve o di area Juve, ma in quest'ultimo anno anche l'ultimo collaboratore della FIGC riferisce che Conte si senta perseguitato dal club con cui ha vinto tre scudetti in tre stagioni e che lo ha difeso nella vicenda calcioscommesse quando avrebbe potuto lasciarlo al suo destino. Perseguitato? Un po' i soliti problemi fra commissari tecnici e club, dal caso Marchisio ad episodi di semplice 'stanchezza', un po' motivi economici (lo sostiene Tavecchio), un po' per ragioni personali tuttora non chiarite: però la freddezza è una cosa, la persecuzione un'altra. I motivi del divorzio erano già noti, mentre non si capisce perché 'questa' Juventus sarebbe come società contro un uomo che le ha dato tanto in campo e in panchina. Di solito tifiamo per i fanti e contro i santi, specialmente quelli che controllano i media, ma in questo caso in Conte ci sembra di ravvisare vittimismo e un'operazione 'mani avanti' buona sia per l'Europeo che soprattutto per il post. Twitter @StefanoOlivari

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