Roma 2024 e il dividendo dell'Isis

Roma 2024 e il dividendo dell'Isis

Pubblicato il 20 novembre 2015, 12:09

Gli attentati di Parigi e il ruolo sempre più esposto della Francia, anche nelle varie operazioni militari in Medio Oriente e in Africa, rendono più forte la candidatura olimpica di Roma 2024? Con questa domanda inauguriamo l'angolo del cinismo. Ma è una domanda che ha cittadinanza, visto che al CIO non esiste il voto di opinione e tutto viene valutato in base all'interesse personale dei suoi membri, come sempre, ma anche in base a quello dell'istituzione. L'ultima cosa di cui ha bisogno il movimento olimpico è un'edizione blindata dei Giochi, oltretutto in un paese democratico dove i giornalisti possono, avendo voglia di lavorare, raccontare ciò che vedono. Non saremmo insomma a Pechino o a Sochi. Malagò è stato prudente nelle dichiarazioni post-attentati, ma l'ottimismo che molti politici (alcuni del solito partito del cemento) manifestano in privato ha un suo fondamento. Poi per una scelta che comunque sarà fatta a settembre del 2017 ci sarebbero anche Budapest, che i suoi confini ha dimostrato di difenderli in maniera più concreta della Francia (per non dire di noi), Amburgo e Los Angeles, ma un avversario azzoppato, sempre con cinismo parlando, è meglio di un avversario sano. 2. Gli sponsor abituati ad agire su un mercato globale sanno meglio di noi quanto valga davvero un singolo campionato, per questo l'accordo fra Adidas e River Plate è importante non soltanto per citare il nome dell'amministratore delegato dell'azienda, sperando che ci dia una pagina di pubblicità (in questo senso siamo liberi: non sappiamo chi sia), ma per la cifra: in euro circa 10 milioni all'anno fino al 2021. Primo termine di paragone: il Boca Juniors, che per l'accordo fino al 2019 con la Nike prende circa 7,5 milioni. Secondo termine di paragone: la serie A, dove la Juventus da Adidas prende 30 milioni a stagione e il Milan quasi gli stessi soldi ma con una parte (un terzo) variabile e legata alle vendite, mentre la prima squadra Nike è l'Inter con 18 milioni garantiti. Terzo termine di paragone: il mondo, dove la prima squadra Adidas è il Manchester United con 95 milioni l'anno e la prima Nike il PSG con 35. Tornando all'Argentina, forse si sta avvicinando il momento in cui i principali talenti di quel paese potranno scegliere davvero se emigrare o rimanere in patria. 3. Il principe Ali Bin al-Hussein è uno che sa stare al mondo. L'uomo che a maggio diede almeno fastidio a Blatter nella corsa alla presidenza è uno dei candidati anche per il prossimo 26 febbraio e per rinforzare il suo pacchetto di voti ha dichiarato, testualmente, che in nessun caso saranno sotto la sua eventuale presidenza riaperte le assegnazioni dei Mondiali 2018 e 2022. Per rinforzare la sua posizione su Russia 2018 si è spinto a sostenere che i recenti scandali dell'atletica non toccano in alcun modo il calcio e che (non ridete) avrebbe comunque chiesto rassicurazioni al ministro dello Sport russo Vitaly Mutko (lo stesso che ha ordinato al laboratorio antidoping di Mosca di non cercare il doping). Quanto a Qatar 2022 e alle tante morti sul lavoro di di operai non qatarioti trattati peggio di schiavi si è limitato a un 'La FIFA vigilerà sul rispetto della legislazione sul lavoro'. Ce lo immaginiamo, lo Statuto dei Lavoratori del Qatar... Ma la considerazione più importante è stata quella finale: "Ogni nazione affiliata alla FIFA ha il diritto di ospitare la Coppa del Mondo". E pazienza se per due terzi si tratta di dittature, discorso che a maggior ragione vale per l'ONU. Insomma, il principe giordano potrebbe davvero mettere d'accordo platiniani e blatteriani. Ha già dimostrato di poter convincere 73 delegati, trovarne per strada un'altra trentina non è impossibile. Twitter @StefanoOlivari

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