Eurocup, un altro sacrificio olimpico

Eurocup, un altro sacrificio olimpico

Pubblicato il 22 aprile 2016, 20:23

Ci sono già italiani sconfitti nel torneo preolimpico di Torino, pagato a caro prezzo (due milioni di euro di soldi pubblici, stanziati con l'ultima legge di stabilità) e ormai diventato una sorta di giudizio di Dio sulla pallacanestro italiana. Non sono gli azzurri di Messina, ma i tre club che nel prossimo triennio avevano firmato per giocare l'Eurocup e stare quindi attaccati all'Europa che conta, quella dell'Eurolega (dove giocherà Milano, essendo la manifestazione maggiore tollerata, provvisoriamente, dalla FIBA e quindi dalla FIP), ma che dopo infinite pressioni e un incontro decisivo con il presidente del CONI Malagò hanno fatto una clamorosa marcia indietro. Anzi, non esageriamo: si tratta di uno stop. Lo ha ufficializzato la FIP con un freddo comunicato in cui si dice che 'le società hanno stabilito di procedere nel rispetto dei regolamenti nazionali e internazionali che sono alla base dell'ordinamento sportivo'. Questo il primo livello di lettura, il più semplice: Sassari, Reggio Emilia e Trento hanno deciso di non fare muro contro muro con la federazione. Ma non considerano affatto chiusa la partita, hanno solo avuto il buon senso di non fare la guerra a Petrucci con i playoff che stanno per iniziare. Infatti mentre scriviamo queste righe nessuna di loro si è pubblicamente tirata fuori dall'Eurocup: la vicenda è infatti così grossa e così 'europea' che non potrà non finire in un tribunale UE in tempi relativamente brevi. A quel punto, se venisse dato torto alla federazioni, si avrebbe una sentenza ben più devastante della Bosman con ricadute su tutti gli sport, primo fra tutti il calcio. Di certo la situazione attuale è che i tre club stanno alla finestra ed il sospetto è che gli sia stato chiesto di rimanere buoni fino al preolimpico, accodandosi soltanto poi alla causa che potrebbe promuovere l'ULEB. Due punti fermi. Il primo è che il cosiddetto 'accordo' raggiunto al Foro Italico non ha ancora una formalizzazione. Il secondo è che che tutti e tre i club considerano imprescindibile l'attività italiana ed è per questo che fondamentalmente sono ricattabili al di là dei discorsi in punta di diritto. È probabile che con Milano il potere contrattuale di Malagò e Petrucci sarebbe stato inferiore, in ogni caso nel 2017 verrà anche il suo turno. Comunque l'estate è lunga, superate (o non superate, a maggior ragione) Croazia e Grecia tutti avranno le mai più libere.

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