Sacchetti più forte anche del sacchettismo

In questa puntata di Guerin Basket la Coppa Italia di Cremona, l'All Star Game NBA da buttare e la rinascita di Cantù...

Sacchetti più forte anche del sacchettismo
© LAPRESSE

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 19 febbraio 2019, 14:06

La Coppa Italia vinta da Cremona è un premio a imprenditori come Aldo Vanoli, grazie ai quali sta in piedi quel che rimane dell’Italia, a uno scopritore di talenti sommersi come Gianmaria Vacirca, ma anche ad un allenatore come Meo Sacchetti che con un budget risicato ha messo creato una squadra sorprendente, anche perché capace di andare oltre i canoni del sacchettismo, di cui (sottovoce) sparlano tanti colleghi schiavi del mito della cosiddetta ‘mano dell’allenatore’. Nelle tre partite di Firenze la difesa della Vanoli è stata infatti straordinaria, il resto l’hanno fatto la leaderhip tecnica e mentale di Travis Diener, la concretezza di Crawford, l'intimidazione di Mathiang. Non si può dire che nel club dell'allenatore della Nazionale gli italiani siano decisivi, ma Ruzzier e Ricci hanno comunque fatto la loro parte e del resto le regole attuali rendono gli italiani forti quasi improponibili, dal punto di vista finanziario, per realtà come Cremona. Troppo facile confrontare la Cremona di Sacchetti con il fallimento della Milano di Pianigiani, sempre con una scusa pronta: anche se sarà l'accesso, più che possibile, ai playoff di Eurolega a fare la differenza fra una buona stagione e un cattiva stagione.  

Si può giocare la peggiore pallacanestro del mondo anche avendo in campo i migliori 24 giocatori del mondo, l’All Star Game di Charlotte lo ha dimostrato una volta di più. Con l’aggravante di una formula, dall’anno scorso non più Est contro Ovest ma squadre scelte da due capitani (nel 2019 da LeBron e Antetokounmpo) che vanno su e giù per il campo sparacchiando: 167 tiri da tre tentati, praticamente tre e mezzo al minuto. Spettacolo imbarazzante, anche per un’esibizione, con Antetokounmpo unico a giocare sul serio e Durant MVP. Siamo da sempre sostenitori di USA contro resto del mondo, per dare un po’ di motivazioni in più, ma la visione della Rookie Challenge, che ha proprio questa formula, ci ha ugualmente depresso. Quasi meglio il wrestling, aspettando aprile.  

Cantù è salva? Forse no, ma di sicuro essersi liberati di Gerasimenko è un ottimo punto di partenza. Nella sostanza il club è stato rilevato da Tutti Insieme Cantù, una fondazione con centinaia di soci e aziende, qualcosa di molto simile all’azionariato popolare che tutti auspicano non solo a Cantù e che potrebbe risolvere molti problemi della pallacanestro italiana. La soluzione pare però in questo caso di transizione, con alla finestra imprenditori americani (immancabili, così si può scrivere ciò che si vuole) e italiani, ma la speranza è che Cantù ritrovi la sua anima senza aspettare improbabili salvatori: magari con presidente-bandiera come Marzorati o Riva. Con la pallacanestro non si guadagna, è credibile soltanto chi interviene per pubbliche relazioni personali, ambizioni o passione. Di certo i Cremascoli tre anni fa non potevano lasciare il club in mani peggiori. 

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