Temi caldi
Della Valle non più verde

Stefano Olivari
Pubblicato il 3 febbraio 2026, 10:32 (Aggiornato il 3 febbraio 2026, 14:42)
A quasi 33 anni di età si sta vedendo il miglior Amedeo Della Valle di sempre, non tanto per le statistiche (comunque è il terzo marcatore della Serie A) o il suo asse old style con Miro Bilan, quando per la gestione mentale delle partite e del loro ritmo. Significativa anche la sua prestazione di domenica al Palalido contro un’Olimpia in cui è stato davvero di passaggio, nonostante ci abbia giocato una stagione e mezza prima con Pianigiani e poi con Messina. Nella Brescia capolista lui riesce nell’impresa di essere sia il giocatore di riferimento per i compagni sia quello che esce dagli schemi grazie al talento, come il Della Valle per così dire di una volta, quello di Reggio Emilia. Non solo tiri da nove metri, che comunque ci sono ancora, ma anche letture sublimi, da pallacanestro di una volta. Difficile che Brescia possa arrivare al primo scudetto della sua storia superando nei playoff una o tutte e due Olimpia e Virtus, quando saranno fresche e senza Eurolega, ma questo non c’entra con il già avvenuto (con Banchi) ritorno in azzurro di Della Valle e con la sua nuova dimensione. Che non significa che sia più forte che in passato, nella stessa Brescia ha giocato anche meglio di così, ma soltanto che è diventato quello che si pensava diventasse dieci anni fa. Un grande avvenire dietro le spalle, per dirla alla Gassman, ma anche un grande presente.
La convocazione di LeBron James per il suo ventiduesimo All-Star Game ha fatto per fortuna (della pallacanestro) più notizia delle esclusioni eccellenti (Sengun e Kawhi Leonard, per dirne due) e di una formula cambiata di nuovo, con il grottesco quadrangolare adesso diventato un triangolare in cui i 24 scelti dal pubblico (10) e dagli allenatori (gli altri 14) saranno divisi in tre squadre da 8, di cui una formata da giocatori non americani, che si sfideranno in una sorta di gironcino di partite di 12 minuti, con la poi la finale fra le prime due. Convocazioni fatte con il bilancino, per permettere appunto la formazione di un Team World, e format a prima vista demenziale, una specie di Birra Moretti che potrebbe rendere fintissime partite già di loro finte. A prima vista, appunto, perché nella testa di Adam Silver c’è la trasformazione del vecchio Est-Ovest in un più interessante America contro il resto del mondo in partita unica. Bisognava però far digerire agli americani per così dire veri il fatto che in futuro i posti a disposizione saranno soltanto 12.
Il nuovo CEO dell’Eurolega è Chus Bueno, ex alto dirigente della federazione spagnola nel momento del suo massimo splendore ma anche della NBA in Europa, insomma un uomo adatto a gestire questa fase di transizione fra possibile allargamento a 24 dell’Eurolega stessa (con divisione in due conference o partite di sola andata) e la concorrenza teorica di NBA Europe, che realisticamente non inizierà prima del 2028, se mai inizierà. Il primo problema di Bueno sarà recuperare un buon rapporto con il Real Madrid, che sembra intenzionato a trasferirsi nella modesta Champions League FIBA in attesa della luce NBA. Sembra, appunto. Il secondo problema sarà la gestione del ritorno delle squadre russe, a partire dal CSKA, con tutto ciò che questo comporterebbe per sponsorizzazioni e simili. Ma non è che Bueno possa far finire la guerra in Ucraina… Meno problematica l’invenzione di una squadra di Londra, la velocità dell’operazione Dubai ha dimostrato che quando c'è convenienza tutto si può fare.
Gli Harlem Globetrotters sono anacronistici almeno dagli anni Sessanta, ma questo non toglie che il loro centesimo compleanno sia una ricorrenza importantissima per la pallacanestro, per la visibilità data ai giocatori neri (per assurdo oggi negli USA che importano europei ci vorrebbero degli Harlem bianchi) in tempi di quasi-segregazione razziale e per avere proposto uno sport da esibizione e da esportazione, adatto a un pubblico generalista anche se spesso praticato da giocatori veri, con ospitate di culto come quella di Wilt Chamberlain: questa squadra-spettacolo è davvero conosciuta in tutto il mondo e le sue partite non sono più scontate di alcune della stagione regolare NBA. Addirittura si può dire che proprio una certa deriva della NBA abbia tolto gli Harlem Globetrotters dall'immaginario collettivo. Ma averli visti tante volte è stata gioia pura, l'anticipazione di ciò che avremmo poi seguito in televisione e qualche volta dal vivo. Anche se ci dispiaceva per i Washington Generals.
stefano@indiscreto.info
Iscriviti alla newsletter
Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
Commenti
Loading
