A scuola da Banchi

Il ritorno di Repesa, il saluto di Spahija, l'educazione di Treviso
A scuola da Banchi

Pubblicato il 14 aprile 2026, 18:35 (Aggiornato il 14 aprile 2026, 19:25)

La lontananza dai campi di Jasmin Repesa è durata poco. Il coach è stato chiamato alla corte di Napoli dopo l’esonero di Alessandro Magro, a cui è stata fatale la sconfitta contro Brescia — la sua ex squadra — proprio alla vigilia di Pasqua. Difficile credere che il presidente Rizzetta pensasse davvero di battere la prima della classe, ma vista l'imminente fine della stagione, ha preferito affidarsi a un profilo più esperto di quello che aveva in casa. La scelta ha incassato anche la benedizione di Valerio Bianchini: il decano degli allenatori italiani ha elogiato la dirigenza napoletana per aver puntato su un coach navigato invece della solita "scommessa da progetto" a cui affidare le sorti del club fino al 2027. Repesa torna così in sella dopo la parentesi alla Shark, terminata anzitempo prima dell'esclusione della squadra dal campionato. Il tecnico croato è un profilo di alta caratura che toglie ogni alibi ai giocatori, attualmente quintultimi a pari merito con Udine e a soli 6 punti dalla zona retrocessione. Tuttavia, la mossa della dirigenza sembra guardare più alla prossima stagione che a quella in corso. Se è difficile credere che Magro non avrebbe comunque salvato Napoli, è facile pensare che Rizzetta abbia voluto giocare d'anticipo, blindando Repesa prima che si scatenasse la concorrenza a fine campionato. Con buona pace di coach Magro.

Finisce il matrimonio tra la Reyer Venezia e Neven Spahija: il tecnico croato, alla sua terza stagione in laguna, non rinnoverà il contratto a fine campionato. Attualmente Venezia occupa il quarto posto, in coabitazione con Milano e dietro la coppia di testa Brescia-Bologna. Un piazzamento dignitoso in ottica playoff, anche se la squadra non sembra avere la solidità necessaria per impensierire il terzetto di testa, con Milano e Bologna "predestinate" a giocarsi lo scudetto come risarcimento per l'ennesima campagna europea deludente. In un clima di generale ridimensionamento che sembra colpire diverse società, la scelta del DS Casarin va in controtendenza: puntare sull’attuale CT della Nazionale italiana — uomo di carisma, esperienza e molto gradito alla piazza — potrebbe dare la giusta scossa in vista del trasloco nel nuovo, futuristico palasport nel Bosco dello Sport. La Reyer, infatti, non divorzierà solo dal suo coach, ma anche dallo storico Taliercio per spostarsi a Tessera, vicino all'aeroporto. Una crescita necessaria per passare dai 3.500 posti (sempre esauriti) ai 10.000 del nuovo impianto. Una sfida ambiziosa: bisognerà reclutare tifosi non solo tra i 49.000 abitanti di Venezia — che potranno raggiungere l’arena in vaporetto (nebbia permettendo) e bus — ma soprattutto in provincia. Il tutto senza poter contare troppo sulla popolosissima Mestre, dove il Basket Mestre, appena tornato in A2e già salvo, continua a macinare risultati e pubblico, coltivando il sogno di giocare presto un derby proprio "in casa", tra le mura del Taliercio.

Ogni anno la Reyer organizza la Reyer School Cup, un torneo giunto all’undicesima edizione che coinvolge 64 scuole del Veneto, 60.000 studenti e quasi 800 atleti. Non è solo basket: ogni squadra deve avere un ufficio stampa, dei social media manager e persino le cheerleader. Insomma, un evento totale. Come spesso accade, però, i ragazzi delle giovanili dei club più importanti sono "invitati" a non partecipare per evitare infortuni extra-societari. Formalmente, nessuna società può impedire a un tesserato di partecipare a un'attività scolastica (così come nessun prof può impedire a un alunno di allenarsi), ma la minaccia di finire fuori squadra funziona quasi sempre. Così, molti giovani rinunciano al sogno di giocare davanti ai propri compagni di scuola. Non è stato così per due giocatori della scuola Duca degli Abruzzi, tesserati con Treviso Basket. Per un po' hanno fatto "buon viso a cattivo gioco", seguendo la squadra della scuola solo come assistenti. Poi però, con i compagni decimati dagli infortuni, sono scesi in campo trascinando l'istituto in finale contro lo Stefanini di Mestre, in un clima caldissimo. Il risultato? La società li ha sospesi, obbligandoli ad allenarsi da soli per aver violato il regolamento interno. È facile dividersi: da una parte il "tesserato disobbediente", dall'altra la "società miope". È vero, giocando fuori dai radar del club gli atleti espongono la società a rischi, ma definire il provvedimento come "educativo e formativo" — come fatto dal responsabile delle giovanili di Treviso — è parso un po' forzato. Di formativo, per ora, c'è solo la decisione dei due ragazzi: hanno già chiesto il nulla osta per andarsene a fine stagione, in cerca di una squadra dove poter giocare e, magari, divertirsi un po' di più.


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