L'Italbasket dei gregari 

Dopo le sconfitte con Bosnia e Serbia la Nazionale di Banchi rimane in corsa per il Mondiale, ma l'impressione è che il ricambio manchi in maniera clamorosa... 
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L'Italbasket dei gregari 

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 1 settembre 2026, 10:43 (Aggiornato il 1 settembre 2026, 09:02)

Male con la Bosnia, malino con la Serbia, al di là delle due sconfitte che comunque non hanno buttato gli azzurri di Banchi fuori dalla corsa per il Mondiale. Dopo il KO di Tuzla contro la Bosnia gli azzurri comunque scivolano al terzo posto del Gruppo J con un 5-3 che resta teoricamente sufficiente per uno dei tre pass europei verso Doha 2027, ma che ha di sicuro cambiato il clima intorno alla Nazionale. La Turchia è già qualificata a 8-0. La Serbia è a 6-2. La Lituania insegue a 4-4. A novembre arriveranno la capolista a Bologna e il ritorno a Belgrado: da lì in poi ogni errore peserà il doppio.

Rimanendo sul presente, bisogna dire che la partita di Pesaro ha messo in luce i limiti già emersi in Bosnia. La Serbia ha dominato a rimbalzo (40-27) e ha chiuso da due punti al 60% contro il 37% italiano. Avramović (20 punti) e Gudurić (19) hanno punito il crollo difensivo nel quarto periodo, e Jokic nemmeno si è impegnato. Dall’altra parte Mannion ha tenuto in vita la squadra con 23 punti, Fontecchio davanti a Spoelstra, suo coach a Miami, ha messo 15 punti con un 3/10 complessivo, Niang ha fatto qualche bella giocata di energia ma non è che abbia spiegato pallacanestro.

Prima della solita lagna sugli assenti, diciamo che Banchi ha potuto schierare Melli e Fontecchio, che in altre finestre spesso mancano (e mancheranno). Poi è chiaro che molti si aspettavano di vedere qualcuno dei giovani della NCAA, ma le finestre FIBA di fine agosto coincidono con la preparazione o l’inizio della stagione universitaria, e i college americani non rilasciano i giocatori con la stessa facilità di un club europeo e ormai anche NBA. A maggior ragione adesso che i giocatori li pagano… Ma l’Italia di Tuzla e Pesaro con l’aggiunta di Sarr (per lui un due su due di estati azzurre saltate, giù l’anno scorso aveva detto no a Eurobasket) e di tutti gli altri sarebbe stata davvero un’altra cosa? Gli assenti poi li aveva anche la Serbia…

La triste realtà è che anche gli italiani forti, a partire da Fontecchio e Melli, per proseguire con Ricci, Niang, Darius Thompson (davvero impalpabile), per 10 mesi all’anno sono gregari, magari di lusso e decisivi in certe partite, ma pur sempre gregari. L’unico a uscire un po’ da questo schema è Mannion… Il risultato è una nazionale che invoca il ricambio generazionale e poi arriva alle partite decisive con una rotazione corta e un attacco che si appoggia a due o tre uomini. Le possibilità di andare al Mondiale restano in ogni caso concrete. L’Italia ha ancora quattro partite: Turchia in casa, Serbia in trasferta, Bosnia in casa, Turchia in trasferta. Un 2-2 basterebbe quasi sicuramente. Un 1-3 aprirebbe la porta alla Lituania e renderebbe decisivo lo scontro diretto (pro Italia, nel caso dei lituani) e la differenza canestri. Battere la Turchia a Bologna sarebbe un colpo importante; rubare qualcosa a Belgrado sarebbe un’impresa. In estrama sintesi, la Bosnia in casa è il match da non sbagliare.

La critica vera non è “non ci siamo ancora qualificati”. È che questa finestra doveva servire a consolidare il secondo posto con quasi tutti i big a disposizione e invece ha lasciato la squadra appesa a un filo. Mannion non può essere l’unico a produrre 20 punti a partita. Melli e Fontecchio non possono stare sotto i 40% dal campo nelle partite che contano. E il vivaio NCAA, se deve diventare la spina dorsale del prossimo ciclo, va integrato con un piano, non solo con visite istituzionali a Durham o Baton Rouge. A novembre si riparte. Il pass per Doha è ancora lì. Ma l’impressione, dopo Pesaro, è che l’Italbasket abbia bisogno di più coraggio nelle scelte e di più profondità reale, non solo sulla carta. Anche nello scenario della squadra superdifensiva che Banchi ha in mente. 

stefano@indiscreto.net

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