Conte e gli italiani da Premier League

Conte e gli italiani da Premier League

Pubblicato il 5 aprile 2016, 16:00

La firma di Antonio Conte con il Chelsea ha ricordato che questo club, già da prima dell'inizio dell'era Abramovich (Di Matteo e Ancelotti) aveva un feeling con gli allenatori italiani (Vialli e Ranieri) nonostante fino a pochi anni fa il calcio italiano in Inghilterra non godesse esattamente di buona stampa. Un po' luoghi comuni, un po' verità, di certo l'internazionalizzazione spinta delle rose post Bosman ha annacquato ogni considerazione nazionalistica e, diciamolo, tolto un po' l'anima al calcio inglese così come lo avevamo conosciuto ed iniziato ad amare. Al di là del discorso Chelsea, fa impressione la quantità di allenatori italiani che in anni recenti hanno lavorato in Inghilterra: Capello come sfortunato (a Sudafrica 2010 nessuna goal line technology) commissario tecnico della Nazionale, Mancini, Zola, Di Canio, Liverani, Lombardo, Milanese, De Canio... Qualcuno (Mancini, Ancelotti, Ranieri, Vialli, Di Matteo) ha vinto per la rosa avuta a disposizione, uno (Ranieri) sta compiendo un miracolo, altri con varie gradazioni di colpa hanno fallito. Nessuno ha importato strepitose innovazioni tattiche dalla patria della tattica, nella maggior parte dei casi un gran 4-4-2 e via andare, ma quasi tutti hanno dato ai club del calcio più ricco del mondo, in Premier League o anche più in basso, una struttura tecnica che i vecchi manager alla britannica, quelli che di fatto non esistono più, non potevano dare visto che con i nostri parametri erano direttori sportivi con competenze un po' su tutto. Non è chiaramente un problema del Chelsea del 2016, che al di là dei risultati del campo è all'avanguardia in ogni settore, in particolare sullo scouting. Quindi Conte non dovrà portare il Verbo agli ignoranti, ma soltanto vincere.

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