L'anno buono del Paris Saint-Germain

Nell'era degli sceicchi l'Europa del club francese non è stata il fallimento narrato dal luogo comune, ma certo è che finora i quarti di finale di Champions League sono stati un muro invalicabile. La storia del Real Madrid rimarrà di un altro pianeta per decenni...

L'anno buono del Paris Saint-Germain
© REUTERS

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 14 febbraio 2018, 16:21 (Aggiornato il 14 febbraio 2018, 18:06)

Da quanti anni gli sceicchi e i tifosi del Paris Saint-Germain sono convinti che sia l’anno buono? Chiederselo a poche ore dalla sfida con il Real Madrid, negli ottavi di finale di Champions League, non è strampalato. Dal punto di vista storico questo è il settimo anno di gestione araba e con soldi senza limiti (dopo il caso Mbappé è chiaro che il fair play UEFA è solo una scusa per non spendere, da parte di chi non ha risorse), visto che la Qatar Investment Authority è entrata in scena nel 2011 presentandosi con colpi tipo i 43 milioni di euro per Pastore. La squadra è in Europa League, ma ovviamente dall’anno seguente diventerà fissa in Champions.

Dire che ha sempre deluso è un luogo comune, perché è difficile sostenere che il Real Madrid, il Barcellona o la stessa Juventus degli ultimi anni fossero sulla carta inferiori, però è vero che mai il PSG è andato oltre i quarti. Raggiunti per quattro volte consecutivi e persi con Barcellona (per i gol in trasferta, dopo essere stati in vantaggio al Camp Nou al ritorno, nel secondo anno di Ancelotti), e con Blanc in panchina contro Chelsea (anche qui per la regola sui gol fuori, con gli inglesi che pareggiarono con Demba Ba a 3 minuti dalla fine), ancora Barcellona (questa volta malissimo) e Manchester City per un gol di De Bruyne nel finale. L’unica volta in cui il PSG degli sceicchi non è arrivato ai quarti di Champions è stata l’anno scorso, con l’incredibile ottavo di finale contro il Barcellona, che sarebbe eccessivo definire bestia nera (lo è stato di un po’ tutti) ma che di sicuro ha scritto una pagina di storia ribaltando il 4-0 di Parigi con il 6-1 del Camp Nou (con la partita che all’88’ era sul 3-1…) e mettendo un marchio di negatività addosso a Emery.

Insomma, i fallimenti sono un’altra cosa ma certo è che quest’anno alla fase che conta il PSG si presenta con un’aura del tutto diversa dal passato. Non più squadra che strapaga i campioni, che però dentro di loro la ritengono di passaggio, ma punto di arrivo. In questo senso l’operazione Neymar ha davvero riscritto le gerarchie e cambiato l’attrattività del club. Tanto è vero che lo Zidane della situazione, ma anche altri allenatori al top, potrebbe guidare il PSG senza sentirsi sminuito e probabilmente l’anno prossimo lo farà anche. Real Madrid-Paris Saint-Germain, il grande passato e presente del calcio europeo contro un nebuloso futuro, di squadre che sono più o meno dirette emanazioni di stati non democratici. Facile l’associazione con il Manchester City, mentre ancora mancano le storie cinesi di successo.

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