Il ritorno dell'Ajax

Superando la Dinamo Kiev la squadra di Amsterdam è tornata dopo quattro in Champions League. Ma la sua storia, anche recente, sarebbe stata molto diversa se il fair play finanziario UEFA avesse come obbiettivo il premiare i valori sportivi...

Il ritorno dell'Ajax
© Getty Images

Pubblicato il 29 agosto 2018, 11:19 (Aggiornato il 29 agosto 2018, 12:18)

Dopo quattro anni di assenza torna in Champions League una delle squadre più prestiogiose del mondo, un Ajax che superando Sturm Graz, Standard Liegi e infine Dinamo Kiev si è guadagnato un posto nel torneo calcistico più ricco che esista: dal punto di vista di chi vi partecipa anche più del Mondiale. È significativo che la squadra di Amsterdam sia tornata fra le 32 elette dopo 3 stagioni (mancava dall'edizione 2014-15, quando arrivò terzo nel gruppo di Barcellona e PSG) e proprio alla fine di un’estate in cui per la prima volta dopo tanti anni il bilancio del calciomercato è stato in rosso, nonostante la dolorosa cessione di Justin Kluivert alla Roma. È infatti tornato Danny Blind dal Manchester United, in pratica per la stessa cifra incassata a suo tempo, è stato preso Dusan Tadic dal Southampton, mentre in prospettiva Kluivert sarà sostituito da Hassane Bandé preso dal Mechelen che noi di una certa età proprio non riusciamo a non chiamare Malines.

Il facile giochino di sempre è quello di immaginare l’albo d’oro di un Ajax che avesse tenuto tutti i suoi campioni, ma anche senza tornare a Cruijff e Van Basten basta ricordare le partenze degli ultimi cinque anni: Christian Eriksen, quasi svenduto al Tottenham, Toby Alderweireld che è diventato uno dei migliori difensori del mondo, Milik al Napoli, Davinson Sanchez, Klaessen, solo per citare giocatori che spostano i valori anche ad alto livello. L’Ajax attuale è una buona squadra, che Ten Haag mette in campo con un modulo non esattamente da Ajax, che valorizza un trequartista di talento come Donny van de Beek e utilizza come sponda l'anziano Huntelaar, ma non occorre Nostradamus per prevedere che De Ligt, uno dei migliori giovani difensori del pianeta, il talento Ziyech, David Neres e lo stesso Van de Beek, abbiano la Premier League nel loro futuro.

La considerazione è scontata: il mitico fair play play finanziario ha cristallizzato le posizioni di potere, sportivo, politico e finanziario, nel calcio europeo, impedendo di emergere a chi ha proprietari disposti a investire (e non è il caso dell’Ajax, che ha una proprietà diffusa) e a chi lavora benissimo sia sui giovani, anche quando non trova un campione ogni anno, sia sullo scouting.  

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