Gli allenatori dietro Mancini

Il Mondiale mancato impone una riflessione non soltanto sul lavoro di Mancini ma anche su come negli ultimi anni si è lavorato nelle nazionali giovanili...

Gli allenatori dietro Mancini
© Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 28 marzo 2022, 10:17

Dopo il fallimento mondiale contro la Macedonia del Nord ed in attesa della ‘Decision’ di Roberto Mancini, attesa almeno quanto quella di LeBron James nel 2010, è utile ricordare che il rendimento della Nazionale e lo stato di salute del calcio in Italia sono due cose diverse: possono avere la stessa tendenza, anzi spesso ce l’hanno, ma non sempre è così. In altre parole: pur con tutti i processi al movimento e l’autoflagellazione possibili, per livello medio di chi era in campo l’Italia avrebbe dovuto superare la Macedonia fischiettando, oltre a Svizzera e Bulgaria senza troppi problemi. A meno che PSG e Chelsea ce l'abbiano con i macedoni, rifiutandosi di ingaggiarli. 

Altra cosa, parlando di squadra contro squadra, essere eliminati dal Portogallo. Mancini si può quindi criticare per non avere portato una squadra buona, in certe condizioni particolari anche ottima (quante celebrazioni abbiamo fatto per Euro 2020?), al Mondiale ma certo non per lo scadente livello medio dei calciatori italiani immediatamente dietro a quelli bravi. Quel livello che porta a naturalizzazioni cialtrone, per quanto legali e praticate anche da altri. In questo senso oltre a linciare chi esce dal Mondiale o fargli la statua equestre quando vince l’Europeo dovremmo anche guardare cosa è successo nell’ultimo decennio con le nazionali giovanili.

Ovviamente non facendo la contabilità di vittorie (l’ultima peraltro nel 2004, con l’Under 21 di Gentile) e piazzamentini senza valore ma guardando se il numero di giocatori di alto livello è aumentato o diminuito. Ecco, le statistiche della Serie A dicono che è diminuito, a meno che gli allenatori siano diventati autolesionisti nel far giocare chi è meno bravo o comunque meno pronto. Si va dall’88% del minutaggio agli stranieri dell’Udinese in giù, con tutte le grandi comunque ben sopra il 60%. Dal 2010 al 2014 coordinatore delle nazionali giovanili è stato Arrigo Sacchi, al quale poi è succeduto il discepolo Viscidi, che è tuttora in carica e che gestisce il movimento giovanile di alto livello, quello che dovrebbe fornire il mitico ricambio, insieme ai suoi sottoposti Nicolato (Under 21), Bollini (Under 20), Nunziata (Under 19), Franceschini (Under 18), Corradi (Under 17), Zoratto (Under 16), Favo (Under 15) e altri. La domanda, onestamente tendenziosa, è questa, senza guardare albi d’oro che non contano: Viscidi e tutti questi allenatori hanno lavorato e stanno lavorando bene? Hanno fatto maturare fenomeni che Mancini ha ingiustamente trascurato?

Altra domanda, ancora più triste: perché domani si gioca Italia-Turchia? Per 3 milioni (di euro) di buone ragioni, ma certo nessuna nemmeno nella logica di eventuali ripescaggi. Nell'ipotesi, al momento remota, che qualcuna delle 32 qualificate per il Qatar rinunci i criteri per rimpiazzarla non sono oggettivi (tipo ranking FIFA o piazzamenti nei tornei precedenti) e quindi in ogni caso si sta giocando soltanto per questi 3 milioni. Comunque il fuggi fuggi degli azzurri, giustificato da infortuni e impegni risibili in rapporto al momento, è un’altra figuraccia, e quella dello spogliatoio del Barbera lasciato in condizioni indecenti è stata peggiore, come se Palermo avesse qualche colpa. L’Italia ha perso il Mondiale, e le sconfitte fanno parte dello sport, ma sta perdendo anche la faccia. Certo è che dall’Italia-Turchia di Euro 2020 sembra passato un secolo, non 9 mesi.

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