Lacrime di Dybala

Il campione argentino ha dopo 7 anni salutato il pubblico della Juventus, contro la propria volontà. E anche quella del pubblico, che ha fischiato Agnelli... 

Lacrime di Dybala
© Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 17 maggio 2022, 11:59

Il pubblico della Juventus dopo il 2-2 contro la Lazio dell'ex Sarri ha salutato con enorme affetto sia Giorgio Chiellini sia soprattutto Paulo Dybala, anche se la festa da parte della società era stata organizzata soltanto per Chiellini ed è stat la volontà popolare a cambiarne l'indirizzo. Nessuno dei due lascia il calcio giocato e Chiellini fra un paio d’anni potrebbe tornare in bianconero come dirigente (mai però dare queste cose per scontate, perché il grande club è uno e i grandi ex sono tanti), però ciò che si è visto allo Stadium rimarrà nella memoria. Perché 17 anni nello stessa squadra e a questo livello sono quasi incredibili, da calcio di una volta: difficile trovare un difensore con le qualità di Chiellini, ma ancora più difficile trovare una bandiera come Chiellini.

Quella bandiera che secondo tanti juventini, in particolare per i più giovani, poteva essere Dybala al netto di ogni considerazione tecnico-tattica (peraltro lui è sempre stato un giocatore di e da Allegri, oltre che compatibilissimo con Vlahovic) e dei frequenti piccoli infortuni (in questa stagione saltate 9 partite di campionato). I fischi ad Agnelli ogni volta che compariva il suo volto sullo schermo dicono tutto, anche più delle lacrime sincere di Dybala, consolato dai compagni, che non ha avuto alcuna offerta da parte della Juventus, nemmeno peggiorativa rispetto al contratto in scadenza. Si chiudono così 7 anni con tante vittorie, 5 scudetti e tutto il resto, più tante giocate sensazionali ed un'aura difficilmente spiegabile a chi non segue il calcio: quella del campione amato, prima ancora che ammirato. 

E qui bisogna dire anche una cosa impopolare: Agnelli, Arrivabene, Cherubini, eccetera, hanno il diritto-dovere di fare gli interessi della Juventus, se nel loro progetto non rientra Dybala è giusto non fargli alcuna offerta, nemmeno per fare mediaticamente la parte dei ‘buoni’, e lasciarlo andare. Tanto, all’estero o in Italia, a 29 anni e costando zero Dybala ha tantissimo mercato e non morirà di fame. Un ragionamento che va fatto anche all’inverso, quando il giocatore (non è il caso dell'argentino) rifiuta a prescindere ogni offerta per incassare, o far incassare a parenti e procuratori, il jackpot del trasferimento a costo zero. Non ci sono cattivi, non ci sono traditori, ma soltanto persone che fanno i propri interessi. Detto questo, rimane una separazione assurda sia dal punto di vista calcistico sia da quello del marketing.

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