A chi importa della Saudi Pro League

In partenza l'edizione più attesa del massimo campionato arabo, dopo un'estate di grandi ingaggi che non è ancora finita. La domanda è una sola: comprati Cristiano Ronaldo e Benzema si potranno comprare anche i loro tifosi?

A chi importa della Saudi Pro League

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 9 agosto 2023, 18:20

Non passa giorno senza che un giocatore da Champions League firmi o stia per firmare con una squadra della Saudi Pro League, soprattutto con una delle quattro direttamente controllate dal fondo PIF. L’elenco di chi si va ad aggiungere a Cristiano Ronaldo, Benzema, Brozovic, Firmino, Roben Neves, Koulibaly, Kanté, Mané, Fabinho, Milinkovic-Savic, è in costante aggiornamento e tale rimarrà fino al 20 settembre: probabilissimo che in quelle tre settimane di settembre tante grandi europee ed italiane si liberino di grandi nomi arrivati al capolinea, alcuni di loro marci fisicamente e mentalmente.

Finalmente si comincia a giocare ed il torneo sarà interessante non soltanto per le tante stelle straniere (massimo 8 per squadra, comunque), in buona parte bollite o poco ambiziose, che gli hanno permesso di fare notizia, ma per la risposta del pubblico. Prima di tutto del pubblico arabo, visto che nella scorsa stagione la media-spettatori a partita è stata di 9.339, circa come il campionato belga ma con una popolazione tripla rispetto al Belgio. Ma sarà interessante anche vedere i risultati televisivi nella vecchia Europa, che grida allo scandalo perché qualcuno con più soldi le ruba i giocatori: nessuno però trovava scandaloso Zico all’Udinese e tutti gli altri campioni che hanno scelto la Serie A fondamentalmente perché li pagava di più. La 7 ha acquisito i diritti per l’Italia per le prossime due stagioni di Saudi Pro League, che prima veniva trasmessa da Sportitalia con risultati modesti nonostante Cristiano Ronaldo e gli altri.

Nella sostanza la Saudi Pro League di quest’anno sarà un test per capire se davvero è avvenuta una mutazione genetica nei tifosi di calcio giovani, non più attaccati ad una squadra ma ad alcuni giocatori iconici: una mentalità un po’ da PlayStation che gli esperti di marketing vedono come grande tendenza del futuro calcistico. Se così fosse l’Europa sarebbe spacciata, non puoi competere con chi paga i giocatori il quadruplo e potrebbe comunque rispondere a qualsiasi rilancio. Soldi che per quei club hanno lo stesso peso di quelli del Monopoli per noi, visto che i 4 club più importanti (l’Al-Ittihad di Benzema, l’Al-Ahly allenato da Jaissle, l’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo e L’Al-Hilal di Milinkovic-Savic) sono del fondo PIF, cioè indirettamente dello Stato, e gli altri 14 proprio dello Stato.

In teoria la Saudi Pro League da operazione per ripulire ed esaltare l’immagine dell’Arabia si potrebbe trasformare nel suo esatto contrario: la prova che a nessun occidentale importa dell’Arabia, e quindi delle sue squadre, mentre molti arabi hanno l’Europa come ossessione e quindi ne strapagano i simboli. Il punto è quindi chiaro: al di là della curiosità estemporanea per vedere che fine ha fatto un particolare giocatore, chi mai guarderebbe club totalmente slegati, in positivo o in negativo, dalla propria tradizione? In un certo senso è anche una domanda da Superlega, anche se in quel caso i club sarebbero stati i soliti. Non manca il paradosso, visto che fra i cultori della Saudi Pro Leaue in prima fila ci sono i grandi club europei: anche se nel lungo periodo rischiano di essere schiacciati, nel breve possono piazzare gli scarti.

stefano@indiscreto.info

 

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