Mourinho in scadenza

L'impegno della Roma, la verità di Maldini, l'esonero di Grosso e il calcio di Kissinger.

Mourinho in scadenza
© AS Roma via Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 1 dicembre 2023, 14:07

È molto probabile che la Roma passi il girone di Europa League come seconda e non è una tragedia, visto che lo fece anche l’anno scorso e poi andò ad un niente dal vincere il trofeo. Decisamente più grave, al di là del pareggio, il cattivo atteggiamento mostrato da molti giocatori a Ginevra, che Mourinho ha sottolineato senza fare nomi ma con destinatari evidenti: Aouar, Spinazzola, Renato Sanches, Pellegrini, solo per citare i casi peggiori. È pertò un po’ il discorso degli infortuni muscolari, visto che stiamo parlando di una delle poche leve che un allenatore può toccare. Se l’atteggiamento non lo impone Mourinho chi lo dovrebbe imporre? Certo essere un allenatore in scadenza non aiuta, almeno questo è il messaggio mandato dal silenzio del club sul rinnovo.

Il licenziamento di Paolo Maldini, e di Massara, da parte del Milan era stato spiegato da tutti tranne che da Maldini. Che adesso l’ha fatto in un’intervista a Repubblica in cui riserva critiche a Cardinale e bordate a Furlani e Scaroni, ricordando un budget per il mercato stranamente raddoppiato subito dopo la sua partenza e le condizioni in cui era il Milan nell’agosto 2018, quando lui ci tornò dopo 9 anni di relativo esilio. Notevoli i passaggi in cui Maldini rivela che Cardinale gli aveva chiesto di vincere la Champions, quando già era stato un miracolo la semifinale e comunque nessun investimento assicura di vincerla, e fa ironia sul nuovo stadio. L’addio a Maldini rimane una vicenda senza senso, anche alla luce dell’operazione Ibrahimovic consigliere-motivatore, che ha privato il Milan di una bandiera che aveva superato, anche fra tanti errori (da Giampaolo a Origi), il suo periodo di apprendistato come dirigente. Certo alla prossima proprietà del Milan lui sarà ancora giovane. 

I due mesi e mezzo di Fabio Grosso a Lione sono stati all’insegna della follia e non soltanto per l’episodio più famoso, cioè l’agguato degli ultras del Marsiglia con tanto di faccia spaccata. Fin dall’inizio ha avuto contro tutto l’ambiente, nonostante lui da giocatore al Lione avesse fatto benissimo, con una serie di ‘rivelazioni’ mediatiche in cui molti giocatori lo ritenevano, sintetizziamo, un allenatore scarso. Impossibile lavorare in un contesto del genere, così è arrivato il quarto esonero su sei panchine per quello che è fra i campioni del mondo 2006 è forse diventato l’allenatore migliore, insieme a Gilardino.

La morte di Henry Kissinger, alla bella età di 100 anni, non è soltanto quella di un gigante della politica e della diplomazia, ma anche di un personaggio chiave del calcio. Presente come spettatore in più Mondiali, oltre che amico personale di Gianni Agnelli e per questo più volte in visita alla Juventus (lui, vista la nascita, era però tifoso del Greuter Furth), Kissinger è stato protagonista dello sviluppo del calcio negli Stati Uniti, prima come dirigente della mitologica NASL di Pelé, Beckenbauer, Chinaglia, Best, Cruijff, eccetera, e poi come artefice ombra dell’assegnazione agli USA del Mondiale del 1994. Gli Stati Uniti non sono diventati un paese leader nel calcio e forse non lo diventeranno mai, ma oggi è difficile trovare una americano che non conosca questo sport ed il merito è anche di Kissinger.

stefano@indiscreto.net

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