La fine di Spalletti

Il commissario tecnico della Nazionale ha annunciato il suo esonero alla vigilia della partita con la Moldova, che quindi sarà la sua ultima in azzurro. Una fine che dopo il disastro di Oslo era diventata inevitabile...
La fine di Spalletti
© LAPRESSE

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 8 giugno 2025, 15:03 (Aggiornato il 8 giugno 2025, 15:41)

L’avventura in azzurro di Luciano Spalletti si era conclusa a Euro 2024 e soltanto Gravina sperava che i risultati e fantomatici 'giovani' avrebbero sistemato un ambiente carico di una negatività in buona parte imputabile al commissario tecnico. Ecco, i risultati non sono arrivati e così eccoci ad un esonero inevitabile ma avvenuto con modalità assurde, annunciato dallo stesso esonerato fra mezze frasi e messaggi in codice, spallettismo puro, alla vigilia della seconda partita di qualificazione mondiale dopo il disastro di Oslo.

A Reggio Emilia la Moldavia, che con la Norvegia ha perso 0-5 in casa, dovrebbe essere sotterrata di gol per inseguire un minima speranza di primo posto, ma in questo quadro la FIGC firmerebbe per i 3 punti comunque ottenuti, prima di annunciare il post Spalletti. Il nome del successore ancora non c’è, mentre scriviamo queste righe, di ogni candidato (la prima scelta mediatica Ranieri, quella FIGC Pioli, poi De Rossi in omaggio al passato da calciatore e addirittura Mancini che però per il momento è un autocandidato) in questi minuti si stanno valutando pro e contro, ma la logica è chiara: non si chiede un genio del calcio, e nemmeno un mago che possa inventare Yamal che non ci sono, ma una persona che tolga tensione a un ambiente in cui i giocatori vanno malvolentieri, o non vanno proprio (chi alla Acerbi e chi inventadosi malesseri vari) e si sentono subito messi in discussione, bocciati o promossi con logiche oscure e in un quadro tattico mutevole, con Spalletti a chiudere con il mai amato 3-5-2.

Chiunque arrivi in panchina si troverà una Nazionale con un solo campione, Donnarumma, e alcuni giocatori di livello internazionale, presi al loro meglio, da Bastoni a Tonali passando per pochi altri. Non abbastanza, proprio come numero, per andare a spiegare calcio a Spagna o Portogallo, ma sufficienti ad evitare imbarcate contro le Norvegia della situazione, che dalla sera alla mattina diventano il Brasile del 1970 nel festival di chi ha capito tutto prima e vede 'modelli' dappertutto, anche presso chi ha disputato l'ultimo Mondiale nel 1998, uscendo per opera dell'Italia di Cesare Maldini, mediocre ma piena di campioni a riprova che le figurine non coincidono con il calcio.

Euro 2021, pur episodico quanto si vuole, è stato vinto con una rosa non superiore a quella allargata di Spalletti, come possibilità di scelta, e a quella del suo successore. Per questo un uomo che non veda fantasmi ovunque sarebbe un bel passo in avanti: sarebbe stata una bella sfida per Ancelotti, vincere anche senza avere la migliore macchina alla partenza, ma il Brasile è arrivato prima. Non è in ogni caso il momento giusto per il linciaggio di un bravissimo allenatore da campionato che le partite senza domani le ha quasi sempre sbagliate: la sola faccia di Spalletti in conferenza stampa impone rispetto per chi è salito sul treno della vita ma ha scoperto che il suo posto non c’era. Il mirino è ora su Gravina, che non va giudicato per i risultati, come Spalletti, ma per il livello medio dei calciatori italiani.

stefano@indiscreto.net 

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