Il momento di Berlusconi

La storia del Milan, la secessione degli arbitri, il gigantismo da club e il precedente di Fabregas
Il momento di Berlusconi
© LAPRESSE

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 20 febbraio 2026, 13:48

Quarant’anni fa Silvio Berlusconi acquistava il Milan, grazie anche a una campagna politica e mediatica e politica tutt’altro che genuina, visto che i debiti di Farina (che fra l’altro gli consegnò fatta e finita la miglior difesa del mondo) erano relativamente modesti. Certo è che con Farina i risultati, anche tenendosi Baresi e Maldini, sarebbero stati diversi: da non dimenticare che Milanello veniva affittato per i matrimoni... Buon per i tifosi rossoneri, con cinque Coppe dei Campioni/Champions e almeno 25 anni in primissima fascia europea. Non è superfluo ricordare che Berlusconi arrivò come un ciclone in un’Italia e in una Serie A ben diverse da quelle di oggi: se per caso rinascesse e ricomprasse il Milan, magari lo riporterebbe a vincere la Champions ma nulla potrebbe contro la perdita di hype e di centralità del calcio italiano. Non limitiamoci agli albi d’oro, pensiamo anche alla classe media e alla capacità di attrarre campioni da parte di squadre impresentabili. Insomma, un grandissimo che come tutti i grandissimi arrivò al momento giusto. 

Con la PGMOL all’italiana gli arbitri non faranno più errori? Il progetto di Gravina è in fase avanzatissima e potrebbe partire già dalla prossima estate: in pratica 40 arbitri di presunta élite, 66 assistenti e 24 VMO staccati dal resto dell’AIA e fatti confluire in una società nuova, controllata al 100% dalla FIGC e governata da una sorta di triumvirato nominato dal consiglio federale che a sua volta nominerà il designatore. E la C? Al suo destino, con l'AIA attuale. Nessun modello inglese, quindi, visto che per due terzi la PGMOL è controllata dai club (un terzo la Premier League e un terzo la EFL, quindi Championship e le due divisioni inferiori) e una struttura totalmente autonoma. Per come è stato presentato, il progetto Gravina sembra aumentare il controllo FIGC sugli arbitri, senza contare il fatto che i consiglieri federali che nominano i loro dirigenti non sono figure terze ma, stando sull’attualità, Simonelli, Marotta, Chiellini, eccetera. Su tutto il falso mito del professionismo arbitrale che migliorebbe la qualità delle direzioni di gara… Ma gli arbitri sono già professionisti di fatto, chi ha un’attività italiana di buon livello viaggia sui 120.000 euro lordi all’anno e gli internazionali molto più sopra. Tutto questo senza entrare nel merito di alcuni finti lavori. Cosa sarebbe cambiato con La Penna pagato il doppio?

Mondiale per club a 48 squadre già dal 2029, in cambio dell’impegno della FIFA di non renderlo biennale. Lo scoop del Guardian, cioè il via libera della UEFA, è stato nella sostanza confermato da Gianni Infantino e quindi la neonata competizione è subito salita sul treno del gigantismo. Uscendo dai massimi sistemi, cosa cambia per le squadre italiane? Tanto, perché le europee non saranno 16 come al Mondiale vero, ma qualcuna di più per evidenti motivi televisivi e commerciali. Questo nella testa del presidente FIFA significa le semifinaliste Champions di ogni edizione da quella 2024-2025 a quella 2027-28 comprese, con le eventuali duplicazioni da coprire con il ranking, e le ‘altre’ da definire con tornei di qualificazione a eliminazione diretta aperti un po’ a tutti, in modo che tutti possano sognare. Andando sul concreto, l’Inter finalista scorso è già qualificata, ma per i ripescaggi da ranking sono messe bene anche Roma (dodicesima) e Atalanta (sedicesima). 

La mancata squalifica di Fabregas per il tocco sulla spalla di Saelemaekers, crea un precedente pesantissimo anche se non è la prima volta che in Serie A si vedono cose del genere, con calciatori in campo disturbati da componenti della panchina avversaria. Ed evidenzia un vuoto regolamentare, visto che in certi casi l’espulsione sarebbe evidentemente troppo poco. Perché con il risultato in bilico un allenatore o meglio (si fa per dire) ancora un massaggiatore non dovrebbe entrare in campo e sgambettare un giocatore degli avversari lanciato in contropiede? Non è una questione di Italia ma di IFAB. Che per pensarci avrebbe bisogno di un caso clamoroso.

stefano@indiscreto.net
 

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