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I Giochi sono fatti

Stefano Olivari
Pubblicato il 23 febbraio 2026, 10:13
La fine di queste bellissime Olimpiadi è coincisa con la probabile fine della lotta per lo scudetto, con 12 turni di campionato di anticipo. Ma in un mondo affamato di soldi nessuno incredibilmente vuole il Super Bowl italiano, chi tira fuori l'argomento viene trattato come un eretico. Magari quando tutti saranno americani... L’Inter ha vinto faticosamente, pur dominando, a Lecce, mentre la concorrenza si è autoeliminata in modi diversi. In particolare è scivolato a 10 punti di distanza il Milan, dopo la sconfitta nella bugiarda contro il Parma: per la squadra di Allegri qualificazione Champions sicura (più 8 sulla Juventus quinta) ma possibilità di lottare per lo scudetto buttata contro le squadre di bassa classifica. L’unica altra sconfitta del campionato era arrivata infatti alla prima giornata contro la Cremonese, ma in mezzo ci sono stati anche i dolorosi pareggi con Pisa, lo stesso Parma, Genoa e Fiorentina. Se la missione era l’americanissimo quarto posto da Champions allora missione più che compiuta, con l’aiuto dell’assenza dall’Europa, ma ancora a metà gennaio l’Inter era a una vittoria di distanza mentre adesso per essere risucchiata dovrebbe suicidarsi. Poi i banali ma utili punti dicono che alle giornata numero 26 l’anno scorso l’Inter di Inzaghi capolista aveva 57 punti e il Napoli che poi avrebbe vinto lo scudetto 56, mentre il Milan attuale, senza impegni europei come quel Napoli, ne ha 54. Insomma, quello dei rossoneri è stato un buonissimo passo nonostante un mercato che in proporzione ai soldi spesi è stato fallimentare con l'eccezione di Rabiot e di Modric, preso da svincolato. Da Estupinan a Nkunku, da Jashari a De Winter, comprati a prezzi da Milan giocatori da Serie A medio-bassa. Molto meglio Allegri di Tare, quindi: e con il Pulisic della prima parte della stagione faremmo altri discorsi.
La Juventus ha perso anche Spalletti, in discussione (per quanto riguarda il prolungamento) dopo la peggior partita della sua gestione insieme al secondo tempo di Istanbul: a Como quarta sconfitta nelle ultime cinque partite giocate ma atteggiamento molto diverso da quello visto contro l’Atalanta in Coppa Italia, l’Inter e anche all'inizio contro il Galatasaray, in cui errori individuali assurdi hanno fatto girare tutto per il peggio. Se il quarto posto è ancora nel mirino, ma comunque a 4 punti di distanza, la valutazione sulla rosa della Juventus e su chi l’ha costruita si può già fare da mesi. Nella sua carriera Spalletti ha spesso criticato la qualità dei suoi giocatori, anche più del dovuto (in Nazionale il punto più basso di questa sua discutibile strategia motivazionale), e quelli attuali non fanno eccezione anche se la manifesta scarsezza va distinta da un periodo di crisi, tipo Di Gregorio. L'allenatore a maggio può anche saltare, senza dimenticare che in mezzo a tante difficoltà ha ridato un gioco alla Juventus, ma allora con Comolli cosa si dovrebbe fare? Lo salva soltanto la storia, perché per trovare una stagione juventina peggiore di questa bisogna risalire alla 2010-11, la prima di Marotta.
E domenica sera c’è Roma-Juventus. Prendendo a pallate la Cremonese, molto oltre il 3-0 finale, la squadra di Gasperini ha affiancato il Napoli e si è portata a più 4 su quella di Spalletti e a più 6 su Atalanta e Como. Poi una voragine di 10 punti per arrivare ad un Sassuolo oltre ogni previsione. A far saltare qualche calcolo potrebbe essere la Lazio, semifinalista di Coppa Italia contro l’Atalanta (l’altra semifinale è Inter-Como), ma non è ancora il momento per questi ragionamenti. Un episodio può fare la differenza fra una stagione luminosa e il fallimento, e nella logica italiota il principe degli episodi è l'errore arbitrale. Con il Napoli che in questo periodo si sente particolarmente penalizzato, anche se gli episodi di Bergamo possono avere diverse letture: per molti il presunto fallo da rigore su Hojlund era una simulazione del danese, così come il fallo dello stesso attaccante su Hien nell'occasione del gol annullato a Gutierrez poteva starci. Discorsi che diventano interessanti per ciò che suggeriscono e cioè una supposta ostilità del Palazzo. È bene allora ricordare, come facciamo spesso, gli schieramenti politici fra le prime sette in classifica: da una parte Inter, Milan, Roma, Juventus, Atalanta e Como, mentre all'opposizione è il solo De Laurentiis che si barcamena ma nella sostanza è fuori dal blocco dominante in Lega. Per il resto allineate con il partito di maggioranza sono Fiorentina, Bologna, Parma, Torino e Udinese, mentre l'unico oppositore dichiarato (che però ha consenso silenzioso presso proprietari e azionisti italiani delle altre squadre, ormai marginali) è Lotito. Ecco, dal punto di vista logico le uniche lamentele fondate, che non vuol dire giustificate, sarebbero quelle di Napoli e Lazio.
stefano@indiscreto.net
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